Sono un decina di allevamenti trentini colpiti dall'ingresso di IBR nel territorio provinciale. Oltre 300 gli animali positivi. Collaborazione dei Servizi Veterinari del Veneto.
Nelle ultime settimane alcuni bovini appartenenti a mandrie trentine sono entrati in contatto con bovini colpiti dal virus appartenenti ad aziende del Veneto. Il contatto è avvenuto nella zona di confine tra i territori e per questo il Servizio Veterinario della Provincia Autonoma di Trento- al fine di tutelare il proprio patrimonio zootecnico nei confronti del rischio di introduzione dell’IBR- ha chiesto l'intervento delle autorità veterinarie del Veneto.
In particolare, la richiesta è stata di disciplinare le movimentazioni dei bovini che, nell’anno corrente, alpeggeranno sui territori identificati in BDN con i codici pascolo, vincolandole all’esito favorevole del test nei confronti della IBR da effettuare prima della movimentazione. La Regione Veneto ha risposto con l'adozione, a fine marzo, di un decreto di prevenzione e sorveglianza. L'assessore alla Salute,
Mario Tonina, ha parlato di un impegno di spesa di circa 25-30 mila euro, a carico della Provincia di Trento. Le analisi dovranno essere fatte dall'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.
Contromisure in Veneto- Con provvedimento del responsabile dei Servizi Veterinari,
Michele Brichese, la Regione Veneto ha disposto la sorveglianza nei confronti dell’IBR/IPV nei bovini che, nel corso del 2026, alpeggiano in territori al confine con il Trentino: malghe e pascoli della Lessinia e del monte Baldo con apposito decreto. I costi correlati ai controlli saranno a carico della PA di TN. Il decreto prevede di:
- avviare un’attività di controllo nei confronti del BHV-1 sui bovini di età superiore ai 9 mesi degli allevamenti veneti che alpeggeranno, nell’anno corrente, sui territori identificati in BDN con i codici pascolo sopra riportati;
- sottoporre a test diagnostico premoving nei confronti della IBR tutti i bovini che, nell’anno corrente, alpeggeranno sui territori identificati in BDN con i codici pascolo;
Sono state scelte dalle 10 alle 15 malghe che confinano con il Trentino dove potranno pascolare solo animali testati e risultati negativi all'Ibr.
Un accordo tra Servizi Veterinari- La malattia non era presente da due decenni nel territorio trentino.
“Già quest'anno - ha
spiegato Roberto Tezzele, direttore dell’Unità operativa igiene e sanità pubblica veterinaria dell’Asuit - per venire a pascolare in Trentino i bovini devono provenire da allevamenti indenni. Questa è una condizione che possiamo imporre autonomamente all'interno dei nostri confini. Il problema è il territorio veneto di confine dove non possiamo imporre limitazioni agli allevatori. Siamo quindi riusciti a trovare un accordo con i veterinari veneti. Questo accordo prevede che se riusciamo a trovare risorse per queste analisi degli animali, loro avrebbero impedito agli animali risultati positivi di raggiungere il confine con il Trentino”.
“Questo ci permetterà di creare una zona in qualche modo di 'salvaguardia' – conclude Tezzele - per impedire l'introduzione nuovamente della malattia sul nostro territorio. Per il momento è un intervento per il periodo di pascolo 2026, vedremo se verrà prolungato”.
Misure nazionali- Ad oggi, il Ministero della Salute non ha ancora formalizzato un programma nazionale facoltativo di eradicazione per l’IBR, né ha emanato provvedimenti dirigenziali relativi alla prevenzione, sorveglianza e controllo della malattia.
Malattia di categoria "C"- La Rinotracheite Bovina Infettiva/Vulvovaginite pustolosa (IBR/IPV, o più brevemente “IBR”) è una malattia infettiva altamente contagiosa, causata dall'herpesvirus bovino 1 (BHV-1), che nei bovini provoca nei disturbi respiratori, congiuntivite, aborti, encefalite e infezioni sistemiche generalizzate.
L’IBR, è stata classificata tra le malattie di categoria “C”, per le quali è prevista l’adozione facoltativa da parte degli Stati membri di programmi nazionali di eradicazione ai fini preventivi e di controllo.
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