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chinese researchIn Cina è cominciata la sperimentazione sugli animali di un possibile vaccino contro il nuovo coronavirus. I ricercatori italiani si appellano al Governo

A due settimane dall'isolamento del primo ceppo del nuovo coronavirus, la Cina ha cominciato la sperimentazione sugli animali di un primo possibile vaccino contro il nuovo coronavirus 2019-nCov. Lo riportano le agenzie di stampa italiane su fonti del Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC).
Il vaccino, basato su molecole di RNA messaggero (mRNA), è stato sviluppato in collaborazione tra lo stesso CDC,  la Scuola di Medicina della Tongji University e la società Stermirna Therapeutics Co.Ltd., entrambe con sede a Shanghai. La sperimetazione è iniziata il 9 febbraio, quando alcuni campioni di questo vaccino sono stati iniettati in oltre 100 cavie.

E' solo l'inizio- Un funzionario del CDC cinese ha avvertito che i test condotti sugli animali avvengono in una fase molto precoce dello sviluppo di un vaccino e che ancora molti passi dovranno essere compiuti prima che questo sia pronto per la somministrazione agli esseri umani. La sperimentazione sui topi rappresenta infatti soltanto uno screening iniziale di un possibile vaccino. Secondo il portale yicai.com, che cita un ricercatore della Tongji University, sono previsti ulteriori test di tossicità su animali di maggiori dimensioni, come le scimmie, per garantire la sicurezza del vaccino negli studi clinici sugli esseri umani.
Lo sviluppo e il ciclo di produzione del vaccino mRna è più breve rispetto a quello dei vaccini tradizionali. Numerosi istituti di ricerca e aziende in tutto il mondo stanno intensificando gli sforzi per lo sviluppo di vaccini e agenti attivi efficaci contro il nuovo coronavirus, che ha già causato oltre 40 mila casi confermati in Cina.

I ricercatori italiani hanno commentato quanto sta accadendo nei centri di ricerca cinesi rivolgendo un appello al premier Giuseppe Conte. "L’ultimo grande successo della ricerca italiana, l’isolamento del coronavirus, sarebbe stato possibile senza le metodologie messe a punto anche grazie alla sperimentazione animale”- dichiarano quattro direttori scientifici di altrettante strutture di ricerca italiane a nome di tutti i ricercatori: l’Istituto Nazionale dei Tumori, l’Istituto FIRC di Oncologia Molecolare, l’Ospedale San Raffaele di Milano e l’istituto Mario Negri di Milano. Nella lettera, i ricercatori chiedono di approvare e fissare una durata di tre anni per la moratoria sul divieto di utilizzo degli animali nelle sperimentazioni per la ricerca sulle sostanze d’abuso e gli xenotrapianti d’organo. 

Nelle ultime settimane, scrivono Giovanni Apolone, Marco Foiani, Gianvito Martino e Giuseppe Remuzzi, “si è scatenato un violento attacco alla ricerca biomedica, che usa come pretesto il termine ‘vivisezione’, pratica fuori legge in Italia e in tutta Europa, con l’obiettivo di precludere al nostro paese la pratica legale, strettamente regolamentata e delimitata, nota come sperimentazione animale”. L’Italia sta già affrontando procedura d’infrazione per la direttiva europea 63/2010, che stabilisce le misure sulla protezione degli animali usati nelle sperimentazioni, per via delle “immotivate restrizioni” aggiunte a questa normativa, “sottoposte di anno in anno a moratoria”.

Ciò pone l’Italia, secondo i ricercatori, in una condizione “di inferiorità e manifesta inaffidabilità nei confronti dei colleghi europei”, e rischia di precludere l’accesso a fondi comunitari rendendo ancora più difficile la situazione della ricerca italiana, di tanti lavoratori e anche di alcuni dei 1600 nuovi ricercatori che si spera possano essere presto reclutati. Scoraggerà anche il rientro di diversi ricercatori e ne spingerà altri ad abbandonare il paese. Molte ricerche possono utilizzare metodi alternativi, continuano, “ma altre fondamentali necessitano – in misura controllata in quantità e qualità da commissioni istituzionali – dell’impiego di animali. Neanche l’ultimo grande successo della ricerca italiana, l’isolamento del coronavirus, sarebbe stato possibile senza le metodologie messe a punto anche grazie alla sperimentazione animale”.

Sperimentazione animale, proroga della moratoria triennale
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