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CONVEGNO A MONTECITORIO

Professioni sanitarie, FNOVI: rischio disparità nella riforma

Professioni sanitarie, FNOVI: rischio disparità nella riforma
Palazzo Montecitorio ha ospitato il convegno "La riforma delle professioni e il ruolo degli ordini professionali", patrocinato dalla FNOVI.
La Sala della Regina, il 18 marzo, ha riunito i promotori istituzionali del convegno -le deputate Anna Ascani- Vicepresidente della Camera dei Deputati- e Chiara Gribaudo Presidente Commissione d’inchiesta sulle condizioni di lavoro della Camera. Protagonisti dell'evento gli Ordini professionali, in corso di riordino attraverso due distinti disegni di legge delega presentati al Parlamento dal Consiglio dei Ministri: il ddl AS 1624 e il ddl AC 2700 (Professioni Sanitarie). La rappresentanza sindacale delle libere professioni è stata portata dal Presidente di Confprofessioni Marco Natali, a nome delle 20 associazioni professionali confederate, tra cui ANMVI.

No a una riforma che frammenta le professioni- Dal convegno è emersa una critica corale e di fondo all'iter riformatore in corso: il rischio di frammentare gli ordinamenti professionali, anzichè cogliere i tratti unitari dell'istituzione ordinistica, nella comune funzione pubblicistica.  Un appello all'armonizzazione degli interventi riformatori, al quale si è unita anche la FNOVI, per voce del Vicepresidente Orlando Paciello. Il progetto di riforma appare frammentato, al contrario il Vicepresidente Paciello ha messo l'accento sulle “caratteristiche che uniscono” le professioni tutte, della salute, dell’ambiente, quelle giuridiche e quelle economico-contabili. Si profila invece un rischio, ha avvertito, di posizionamenti diversi tra le professioni, “alcune con privilegio a danno di qualcun’ altra, un disastro da un punto di vista culturale e per la società” - ha spiegato. “Dobbiamo far capire che siamo tutti indispensabili, ancora più che in passato, in una società che richiede multidisciplinarietà”.

“Non c’è solo la professione medica”. Le professioni sanitarie sono molte: "non c'è solo la professione medica", ha puntualizzato il Vicepresidente FNOVI, ripercorrendo i passaggi principali dell'audizione parlamentare del Presidente Gaetano Penocchio. Il Legislatore è incorso in uno “scivolone”, quando nel testo AC 2700 ha richiamato la legge 3/2018 che riguarda tutte le professioni sanitarie, ma poi nell’articolato “la Veterinaria non viene mai nominata”. Un esempio di trascuratezza rilevato anche da altre professioni, non ben inquadrate dalla riforma.

"Non subire la riforma, ma rivendicare un ruolo in questa riforma" - Il messaggio della Federazione è che "la riforma delle professioni ha bisogno di un metodo partecipato, non un percorso che divide". Servono "Ordini più forti e non più deboli e meno burocratizzati", ha affermato il Vicepresidente FNOVI, riconoscendo  la necessità di innovare gli Ordini, come “istituzione di garanzia del corretto esercizio professionale su beni primari” e di rango costituzionale, come sottolineato più volte dai giuristi presenti al convegno, dopo l’inserimento della tutela animale nei principi fondamentali della Carta. Condivisa dai presenti anche l’esigenza di omogeneità d’esercizio del potere disciplinare, “che non va va declinato in modo differenziato tra le professioni” ha dichiarato Paciello.

La Veterinaria è il più grande produttore di dati- Se da un lato la riforma non deve dividere, dall'altro non deve trascurare le peculiarità di ciascuna professione. "Vanno declinate tutte, lavorando con il legislatore in modo appropriato con uno strumento idoneo e particolare"- ha aggiunto il Vicepresidente citando l'Intelligenza Artificiale, come tema trasversale, ma ricordando che "i numeri più grandi della prevenzione li genera la medicina veterinaria, se si dimentica la Veterinaria la strategia One Health è monca".

L'aggiornamento permanente- Se gli Ordini sono enti  sussidiari dello Stato, devono anche avere la possibilità di "erogare la formazione, certificarla e patrocinare gli eventi che sono in grado di preparare il professionista"- ha affermato Paciello riferendosi al sistema ECM, come ad "un sistema che è nato per la medicina dell’uomo e non contempla una branca indispensabile per la società. I Veterinari non si collocano in quel sistema". Non di meno sono gli Ordini che devono controllare l'aggiornamento permanente e se del caso sanzionare". Una contraddizione che richiama l'esigenza di un ripensamento dell'educazione continua in medicina, più volte rappresentato dalla FNOVI nelle sedi ministeriali e istituzionali. 

L'equo compenso per i llpp Veterinari- "Nell'atto AC 2700 non se ne parla"- ha evidenziato Paciello. "Ma se l'equo compenso è un principio cardine delle professioni,  qui si crea una disparità per i liberi professionisti della medicina veterinaria, che vivono un problema grosso: aumentano le responsabilità, le funzioni di rilievo pubblico, ma non sono garantiti rispetto al compenso".

L'aggregazione professionale - L’inter-professionalità è stata al centro anche dell’intervento del Presidente di Confprofessioni Marco Natali, che ha ribadito la leva dell’aggregazione professionale, per trattenere in Italia i giovani professionisti e non lasciare scoperto un mercato appetito dai grandi fondi di investimento finanziario.

I lavori si sono svolti con la collaborazione di giuristi come l'Avv. Stefano Margiotta (Istituto Triboniano per lo Studio delle tecniche normative) e Claudia Golino (Università di Bologna). Un focus sul procedimento disciplinare è stato approfondito con il magistrato contabile Vito Tenore, Presidente della sezione Lombardia della Corte dei Conti, che nel merito ha esordito a favore dell'azione disciplinare "senza aspettare gli esiti penali". Una incisività che, ha più volte ribadito Tenore, "richiede preparazione e non improvvisazione".

"La riforma delle professioni e il ruolo degli ordini professionali"

(video)