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L ABBATE 1 Un decreto interministeriale Mipaaf-MinSal definisce un piano di intervento, regionale e nazionale, per evitare l'ingresso della Psa in Italia.


Il Ministero delle Politiche agricole "si è fatto promotore di un’iniziativa, condivisa con il Ministero della salute, per l'adozione di un decreto legge, i cui punti salienti sono stati presentati in Parlamento dal Sottosegretario Giuseppe L'Abbate, in risposta ad una interrogazione parlamentare delle deputate di Fratelli d'Italia Maria Cristina Caretta e Monica Ciaburro.

Gestione e controllo regionale dei cinghiali- La bozza legislativa - i cui contenuti sono stati illustrati il 27 dicembre scorso- prevede l’adozione di un piano regionale di gestione e controllo del cinghiale, che dovrà acquisire il parere obbligatorio del centro di referenza nazionale per la Psa, che assicura il coordinamento degli standard e dei metodi diagnostici.

Valutazione ambientale- Il Sottosegretario ha aggiunto che trattandosi di piano di emergenza sanitaria, per sua natura non può essere sottoposto a valutazione ambientale strategica e a valutazione di incidenza ambientale.

Intervento dei Servizi Veterinari- E' prevista una attività di ispezione e controllo igienico sanitario da effettuare sugli esemplari di cinghiali oggetto di prelievo,  indipendentemente dall’età e dall’utilizzazione, avvalendosi dei servizi veterinari regionali supportati, se necessario, dai veterinari convenzionati con le Asl.

Comitato di Coordinamento - I dati dei piani regionali confluiranno in un piano nazionale, la cui attuazione viene costantemente monitorata dal Ministero della salute, coadiuvato, in tale funzione, da un comitato di coordinamento interministeriale composto da rappresentanti del Ministero della salute, del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e delle regioni; il comitato di coordinamento è chiamato anche a valutare l’efficacia dei piani regionali.

Indicatori di qualità ambientale- Le diverse popolazioni di suini selvatici possono essere utilizzati anche come indicatori di qualità ambientale nei diversi territori, si prevede che il piano di monitoraggio della Psa venga integrato da ulteriori informazioni strategiche, quali quelle relative alla ricerca di larve di Trichinella spp. e alla presenza di altri inquinanti ambientali, quali i residui di fitofarmaci e di metalli pesanti.

Raccolta dati- Viene quindi istituito un sistema di raccolta dati sulle popolazioni di cinghiali, la loro densità, il numero degli animali abbattuti, tutte le informazioni di carattere epidemiologico in conformità all’approccio « One Health ». "La salute degli animali, infatti, è in stretta connessione con la salute umana, sotto diversi profili: l’investimento in sorveglianza e biosicurezza è idoneo sia a combattere la Psa, sia per ottenere prodotti migliori e aumentare il livello di benessere dei suini allevati, sia per il monitoraggio dei rapporti tra detto stato di salute e l’ecosistema"- ha affermato il Sottosegretario.

Interventi per il settore agricolo- La norma dispone nuove procedure organizzative per rendere più efficaci e tempestive azioni di controllo del territorio già previste da norme precedenti, finalizzate alla prevenzione della diffusione della peste suina africana, con indubbi vantaggi per il settore agricolo, sottoposto a minori danni e quindi a minori richieste di risarcimento. "Il nostro Ministero ha, nel tempo, più
volte evidenziato l’importanza della prevenzione e dei rischi, anche economici, collegati alla diffusione della Psa che, se introdotta in
Italia- ha aggiunto L'Abbate- rischia di mettere a rischio l’allevamento suinicolo e le produzioni alimentari derivate, in particolare insaccati e prosciutti vanto del nostro made in Italy, le quali risultano di pregio e di fondamentale importanza per la nostra stessa economia".

La proposta legislativa, ha concluso il Sottosegretario al Mipaaf, non introduce nuove forme di contenimento ma la semplice applicazione, in via preventiva, delle disposizioni già esistenti, con l’obiettivo di ridurre il rischio contagio, difficile da gestire considerata anche la particolare conformità geografica del territorio italiano.

L'avvicinamento ai confini nazionali di focolai di peste suina africana (Psa) rappresenta un grande rischio di diffusione nel nostro Paese a causa dell’eccessiva proliferazione di cinghiali, unanimemente riconosciuto comeprincipale vettore della malattia. L'Italia è interessata dalla diffusione della Psa dal 1978 (anche se limitata alla regione Sardegna) e, come tale, fortemente a rischio di diffusione della malattia sulla restante parte del territorio nazionale.
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