La funzione sociale della tutela animale trova conferma nella qualificazione fiscale degli enti del terzo settore. La prevenzione del randagismo è attività di interesse generale. Con la sua prima circolare sul Terzo settore l'Agenzia delle Entrate ha chiarito la qualificazione fiscale di questi enti. Firmata lo scorso febbraio, la circolare chiarisce il criterio di "non commercialità" che distingue un ente del Terzo settore (Ets) da una impresa e lo dispensa dal versamento dell'Ires: l’imposta sul reddito delle società. Per gli Ets "commerciali", invece, il reddito complessivo- quello in cui confluiscono tutti proventi da qualsiasi fonte- è imponibile come reddito d'impresa. Risulta pertanto dirimente il criterio della "non commercialità", recentemente approfondito dal notiziario specializzato Fisco Oggi.
Sono "non commerciali" gli enti del Terzo settore che svolgono in via esclusiva o prevalente le attività di interesse generale, in conformità ai criteri di non commercialità indicati nel Codice del Terzo Settore. Le attività di interesse generale sono realizzate mediante forme di azione volontaria e gratuita o di mutualità e sono realizzate senza scopo di lucro, per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. Tra queste, l'Agenzia delle Entrate - richiamando il Codice- colloca servizi sociali e sanitari e interventi a favore dell’ambiente e della tutela degli animali e per la prevenzione del randagismo, ai sensi della legge 14 agosto 1991, n. 281,
Per quanto riguarda la raccolta fondi, la circolare si sofferma sull'inquadramento tributario. Per gli enti non commerciali che realizzano attività di interesse generale, la raccolta fondi può avvenire anche in forma organizzata e continuativa e senza concorrere alla formazione di reddito imponibile, ma soggetta ad una rigorosa rendicontazione nel rispetto della fede pubblica. L'Agenzia delle Entrate sorveglia le modalità di raccolta per assicurare l’effettiva destinazione dei fondi al progetto di utilità sociale. In difetto, l'Ets viene considerato impresa.