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Giancarlo BelluzziDa una decina d'anni si è imposta nelle discipline mediche, specie quelle che hanno a che fare con la sanità pubblica, un'allocuzione nuova: la nuova medicina è ONE-HEALTH.

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Ne sono pervasi i media, i congressi o le semplici riunioni professionali; noi professionisti di sanità pubblica ne vantiamo la paternità o l'appartenenza, ma nella foga della discussione rischiamo talvolta di perdere la totalità e l'efficacia di questa frase. Non basta dire, bisogna anche convincere!

Recentemente FVE, la federazione europea del nostro settore, sotto l'egida della presidenza lituana del consiglio d'Europa, ha promosso un workshop sul significato e sul valore di OH in occasione di disastri naturali e nelle emergenze che ne conseguono. Il documento è stato pubblicato sul sito, si trova richiamato su diversi domini di settore e rappresenta un pregevole sforzo culturale perché snocciola una serie di conclusioni che sottolineano fortemente l'interazione medica e veterinaria; il documento chiude poi con una serie di punti d'azione che richiamano l'integrazione della sanità con gli apparati di protezione civile.
Senza la pretesa di criticare questa autorevole pubblicazione, vorrei contribuire a perfezionare questa visione sottolineando due aspetti che, a mio avviso, non sono da sottovalutare.

Il primo. Il concetto OH è una filosofia innovativa della professione.
Senza disconoscere il passato è chiaro che la multidisciplinarità professionale a cui si applica espande (per le ricadute) l'analisi del rischio, soprattutto nelle sue componenti essenziali. Come ormai sappiamo l'analisi si compone di tre fasi: la valutazione del rischio sanitario, la gestione e la comunicazione del rischio in sanità; quest'ultima accentua l'obiettivo reale che interessa al medico o al veterinario, ossia la tutela globale della salute del cittadino (ed il raggiungimento dei vantaggi socio-economici che essa porta alla comunità). Il coinvolgimento dell'uomo fin dalla fase ordinaria è essenziale. Un cittadino informato è una leva straordinaria di prevenzione igienico-sanitaria; egli può affrontare anche la fase emergenziale con una migliore consapevolezza, utile ed indispensabile in situazioni nelle quali il fattore tempo è determinante e la preparazione individuale è elemento discriminante di vita o di morte. Ahimè, la lezione del Nepal di questi giorni testimonia quanto sia reale e concreta questa affermazione.


A questo punto viene naturale affrontare il secondo aspetto che intendo sottolineare: l'attività di comunicazione.
Noi operatori del mondo sanitario lamentiamo da tempo un gap comunicativo della nostra professione a tutti coloro che per svariati motivi la incontrano nel loro quotidiano (la famosa campagna FNOVI) o nell'occasionalità del bisogno, dimenticando però (spesso) che la comunicazione è materia delicata, specialistica, non da improvvisatori. Comunicare non è da tutti, specie quando la scienza non raggiunge la piena certezza dell'affermazione (gli OGM sono un campione inequivocabile di comunicazione di incertezza scientifica o presunta tale). EFSA, ad esempio, pubblica in un'apposita sezione dei suoi pareri scientifici le incertezze incontrate durante la valutazione del rischio in campo alimentare; lo fa sistematicamente nelle conclusioni. Tutto questo per dovuta trasparenza ma anche per onestà verso chiunque leggerà il parere, anche un consumatore qualunque. È un bel modo di affrontare la realtà, sfidando la critica ma dicendo tutta la verità ed i suoi limiti, con un linguaggio appropriato.

E a proposito di appropriatezza desidero rimarcare il motivo del mio commento: il coinvolgimento dei medici coi veterinari in tema di malattie trasmissibili non è sufficiente per la traduzione compiuta del concetto ONE-HEALTH ai nostri "utilizzatori": i professionisti della comunicazione ed in particolare quelli della psicologia sono una componente essenziale del processo OH sull'analisi del rischio in sanità, se vogliamo che il nostro messaggio giunga al consumatore e se pretendiamo che egli debba avere fiducia in chi lo tutela.

Giancarlo Belluzzi, ANMVI International
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