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COLANGELII medici veterinari comportamentalisti, prima ancora del suo avvento, hanno anticipato la medicina narrativa.

Per noi che dobbiamo gestire un paziente a cui manca solo (e proprio) la parola, il racconto dei proprietari è fondamentale. Va sempre soppesato e filtrato dalle scienze mediche e comportamentali, ma la narrazione del rapporto con l'animale da compagnia da parte di ogni elemento del gruppo familiare può avere un valore semiologico, diagnostico e terapeutico in un ottica sistemica e relazionale. A causa della nostra formazione e "deformazione" professionale, è probabilmente più spiccata in noi medici veterinari comportamentalisti la propensione a contare 'più' pazienti e non uno solo quando i proprietari entrano in ambulatorio e tuttavia l'accogliere e il saper ascoltare la "storia della malattia" di ciascuno è un esercizio che sarà sempre più richiesto a tutti i medici veterinari.

Perché le narrazioni? Rispondo con le parole di due medici (Trisha Greenhalgh e Brian Hurwitz) che hanno argomentato in maniera concreta e evidence based il senso di questo nuovo orientamento della medicina umana: " Nell'incontro diagnostico, la descrizione è la forma fenomenica in cui il paziente sperimenta la salute; il racconto incoraggia l'empatia e promuove la comprensione tra il medico e il paziente; permette la costruzione degli indizi e delle categorie analitiche utili al processo terapeutico; suggerisce l'uso di un metodo olistico. Nella ricerca, la medicina narrativa aiuta a mettere a punto un'agenda centrata sui pazienti e a generare nuove ipotesi".

Il concetto di relazione terapeutica è sempre più sentito anche dai proprietari e il valore del racconto, nell'esperienza della malattia come della prevenzione, potrà avere un ritorno professionalmente rilevante anche per il Medico Veterinario. La medicina narrativa è complementare al rapporto medico-paziente/cliente e senza dubbio migliorativa anche sotto un profilo manageriale. Sarà più facile far comprendere le scelte terapeutiche e affrontare situazioni di eccezionale stress anche per il medico veterinario come l'eutanasia. Allargare la relazione permette di introdurre nel rapporto con il cliente aspetti di benessere e prevenzione che raramente trattiamo, come la nutrizione e lo stile di vita del paziente; permette anche di esercitare il consenso informato in modo da non sembrare più un gesto burocratico, ma un momento di reciproca, intima, narrazione.

Ascoltare non è una perdita di tempo, ma l'investimento in un rapporto capace di creare esperienza e fiducia. Tutte le malattie hanno una storia e spesso siamo chiamati in causa quando è già stata scritta e ci viene chiesto di rimediare. Ma una storia ce l'ha anche la salute e noi Medici veterinari possiamo e dobbiamo scriverla mentre si avvera, nel momento della visita, della cura, del colloquio allargato a tutte le occasioni relazionali.

Raimondo Colangeli
Vicepresidente ANMVI, Medico Veterinario esperto di comportamento animale
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