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grassigli trevisoSono una cinquantina i veterinari trevigiani che non hanno aderito alla vaccinazione anti-Covid, come previsto dalla norma nazionale per il personale sanitario.


«Otto professionisti sono già stati sospesi, altri 40 rischiano di esserlo a breve, anch’essi non immunizzati» spiega Alessia Grassigli, presidente dell’Ordine dei Veterinari di Treviso che conta in tutto 390 iscritti. Il 12% dei veterinari della nostra provincia appare quindi reticente verso la profilassi contro il virus, un numero significativo, che riguarda soprattutto chi opera in libera professione.

«C’è una legge dello Stato da rispettare che prevede la vaccinazione per tutti i sanitari, a maggiore ragione dovrebbe essere seguita dalla categoria della medicina veterinaria che lavora a stretto contatto con gli animali e con le persone» evidenzia la numero uno dell’ente ordinistico.

In caso di sospensione, i veterinari vengono sollevati dall’incarico fino a fine anno, chi è un dipendente pubblico viene allontanato dal luogo di lavoro senza stipendio fino a dicembre, mentre chi gestisce un ambulatorio veterinario privato e viene sospeso non potrà esercitare fino a fine 2021.

«Ci sono diverse realtà lavorative» conclude la dottoressa Grassigli, «la profilassi anti-Covid è importante, sia per chi manipola animali d’affezione, sia per chi lavora nel controllo della sanità pubblica o nella catena di macellazione, dove la vicinanza dei lavoratori alla catena di montaggio e l’ambiente a bassa temperatura agevolano il diffondersi del virus». A breve l’azienda sanitaria trevigiana invierà altre 60 lettere di richiamo a sanitari non vaccinati, tra questi ci sono veterinari, psicologi e infermieri. (fonte)

Alessia Grassigli, foto: La Tribuna di Treviso
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