C'è anche un focus sull'Italia- rilevante player nel mercato europeo dell'acquacoltura- nel nuovo rapporto della Commissione sul benessere animale negli allevamenti ittici.
La Commissione Europea riporta al centro del dibattito il benessere dei pesci d’allevamento e la "blue economy", un settore spesso trascurato nonostante in Europa vengano allevati e avviati al consumo più di un miliardo di animali ogni anno. Nonostante un miglioramento diffuso, nell'Unione Europea il benessere animale è ancora un punto debole dell'acquacoltura in molti Stati Membri.
Il nuovo rapporto evidenzia un forte divario: la scienza riconosce ormai i pesci come esseri senzienti, capaci di provare dolore e stress, mentre le normative restano frammentate e spesso inadeguate. Solo pochi Paesi, come la Finlandia, hanno introdotto regole specifiche. Tra le criticità principali, l'assenza di standard condivisi, pratiche di macellazione ancora problematiche e monitoraggio del benessere basato quasi esclusivamente sulla mortalità.
Migliorabile anche la situazione in Italia, dove si registrano tuttavia esempi di buone prassi applicate, ad esempio sistemi di buona ossigenazione e rimozione efficace delle scorie. In Italia si allevano principalmente salmone, trota, spigola e orata, realizzando - con Spagna, Francia e Grecia - i due terzi della produzione totale dell'acquacoltura europea. La Norvegia si conferma un esportatore chiave verso il mercato dell'UE.
Per colmare il gap, l’UE ha avviato nuove misure: la creazione del centro EURCAW-Aqua per definire standard scientifici, la revisione delle norme sul trasporto e l’introduzione di tecnologie di monitoraggio subacquee.
Obiettivo finale: migliorare il benessere animale e, allo stesso tempo, aumentare qualità e sostenibilità del prodotto, rendendo l’acquacoltura europea più competitiva e trasparente.