L’Indice di fiducia dei professionisti registra un forte peggioramento: tra febbraio e aprile 2026 scende da -9,4 a -32,5, segnando un deterioramento rapido e diffuso delle aspettative.
Lo rileva l'Osservatorio di Confprofessioni che ha tastato il polso dei liberi professionisti in fatto di economia italiana e occupazione. Il crollo dell'Indice della fiducia è strettamente legato all’avvio del conflitto in Iran e alla chiusura dello Stretto di Hormuz, che hanno alimentato tensioni sui mercati energetici e accresciuto l’incertezza macroeconomica globale. Il
secondo rapporto sull’Indice di fiducia evidenzia differenze significative tra comparti, territori, generi ed età, insieme alle intenzioni di assunzione e alle principali preoccupazioni per i prossimi dodici mesi.
Le preoccupazioni che pesano sull'Indice di fiducia- A preoccupare maggiormente i professionisti sono soprattutto le tensioni geopolitiche, l’aumento del costo della vita e l’instabilità economico‑finanziaria, percepite come fattori capaci di incidere direttamente sulle prospettive quotidiane di lavoro e reddito, trasversalmente a settori, territori e generazioni.
Le preoccupazioni per il futuro riflettono il peso crescente delle dinamiche internazionali: il 62,1% dei professionisti indica i conflitti e la situazione geopolitica come fattore più critico, seguito dall’aumento del costo della vita (52,1%) e dall’instabilità economica e finanziaria (49,5%). Accanto a queste emergono timori legati al carico di lavoro e al bilanciamento vita‑lavoro, indicati dal 29% del campione, e alla salute fisica e mentale, segnalata dal 28,4%. Restano inoltre rilevanti le preoccupazioni relative al welfare futuro, ai cambiamenti tecnologici e all’intelligenza artificiale, alla sicurezza del lavoro e alla cura dei familiari.
Differenze settoriali- Il quadro settoriale mostra valori particolarmente critici nelle altre attività professionali, scientifiche e tecniche, che raggiungono -44,9, e tra gli odontoiatri, a -43,1. Seguono, con livelli comunque molto negativi, le professioni mediche e assistenziali, gli avvocati e notai, gli architetti e ingegneri e i commercialisti. Più contenuti, pur sempre negativi, i valori dei consulenti del lavoro, che si attestano a -23,4, e delle professioni economico‑finanziarie, che con -11,9 registrano l’indice meno sfavorevole.
Differenze di genere- Sul fronte del genere, le professioniste esprimono aspettative più caute: l’indice si attesta a -35,4 tra le donne, contro -30,8 tra gli uomini, confermando una maggiore prudenza femminile rispetto alle prospettive economiche e occupazionali.
Differenze generazionali- Anche l’età incide sulle percezioni: i professionisti fino a 44 anni mostrano i livelli meno negativi, con un indice pari a -28,4, mentre la fascia 55‑64 anni registra il dato più critico, a -35,5. Gli over 65, pur mantenendo un giudizio negativo, si collocano a -31,1, con un deterioramento meno marcato rispetto ad altri gruppi.
Il divario territoriale
Studi professionali e assunzioni- La dimensione degli studi professionali rappresenta un ulteriore elemento discriminante: le realtà senza dipendenti risultano le più penalizzate, con un indice pari a -37,1, segnale di una maggiore vulnerabilità delle strutture più piccole. Al contrario, gli studi con 3‑5 dipendenti mostrano una maggiore capacità di tenuta, attestandosi a -29,3.
Le intenzioni di assunzione confermano questa tendenza: solo il 12,4% dei professionisti prevede nuove entrate di personale nel prossimo anno, mentre il 69% esclude questa possibilità e il 18,6% mantiene un atteggiamento attendista. Rispetto a febbraio cresce la quota di chi non intende assumere, mentre diminuiscono sia gli attendisti sia i favorevoli a nuove assunzioni.
Le principali preoccupazioni per i prossimi dodici mesi