Contrarietà adivieto di macellazione e allo status unico di "animale d'affezione". La filiera delle carni equine è stata ascoltata in audizione sulle proposte di legge per la tutela degli equidi.
Nell’ambito dell’esame delle proposte di legge relative alla tutela degli equidi la Commissione Agricoltura della Camera ha audito i rappresentanti di Uniceb (
Unione Italiana Filiera delle Carni),
Filiera Equina Italiana, Assica, Assocarni, Federcarni Confcommercio e
Confesercenti-Fiesa.
Unanime, anche se diversamente argomentata, la contrarietà al divieto di destinazione alla produzione alimentare dei cavalli, di macellazione, importazione e consumo della carne equina.
Uniceb si è detto contrario al divieto di macellazione per ragioni economiche, sanitarie e culturali, con apertura a un rafforzamento dei controlli nel rispetto della normativa vigente. Le proposte di legge contengono una erronea sovrapposizione tra il concetto di animale d’affezione e quello di benessere animale, principio già garantito dalla normativa vigente a tutte le specie allevate. Pur ribadendo tale posizione, è stata dichiarata apertura a un rafforzamento dei controlli e a un miglioramento degli standard esistenti
Secondo
Filiera Equina Italiana un simile divieto comprometterebbe una filiera di 39.000 aziende e 41.000 occupati, con ricadute su finanza pubblica (il gettito fiscale è stimato in miliardi di euro), presidio territoriale, sottoprodotti medici e profili di legittimità costituzionale ed europea. Filiera Equina Italiana ha inoltre sottolineato il ruolo ecologico dei cavalli al pascolo in aree montane, nonché l’importanza dei sottoprodotti equini in campo medico. Sul piano giuridico, è stato sostenuto che le proposte violino la Costituzione e i trattati europei, richiamando il rischio concreto di una procedura d’infrazione.
Assica ha fatto notare che le proposte confliggono con il "decreto salumi", che riconosce già la bresaola equina come produzione tradizionale, generando una palese antinomia giuridica con l’ordinamento vigente. L'audizione di Assica ha posto l’accento sulla radicata presenza della carne equina nella tradizione gastronomica italiana, da Nord a Sud, nonché sulla sua esplicita valorizzazione in specifici prodotti riconosciuti, come la bresaola equina, disciplinata dal cosiddetto "decreto salumi". Ha evidenziato, in tal senso, una potenziale antinomia giuridica tra le proposte in esame e l’ordinamento nazionale vigente, che già riconosce e tutela tali produzioni.
Secondo
Assocarni, il rischio principale è l’introduzione di un precedente estensibile all’intera zootecnia nazionale, laddove il quadro normativo DPA/non DPA è già completo e non presenta vuoti da colmare. L'Assocaizione ha espresso contrarietà alla riclassificazione degli equidi come animali d’affezione, sottolineando come tale scelta introduca un pericoloso precedente estensibile ad altre specie zootecniche — bovini, suini, ovini — con effetti potenzialmente destabilizzanti sull’intero comparto. È stato ricordato che il quadro normativo europeo e nazionale è già completo, fondato su tracciabilità, controlli sanitari e sistema DPA/non DPA, e che eventuali illeciti devono essere perseguiti individualmente, senza sopprimere un’intera filiera regolamentata. È stato quindi auspicato che il Parlamento mantenga una linea di equilibrio tra tutela animale, libertà economica e pluralismo culturale, respingendo le proposte in esame.
Secondo
Federcarni Confcommercio il divieto confliggerebbe con il
Reg. UE 2016/1012, incentiverebbe macellazioni clandestine e penalizzerebbe esclusivamente la filiera italiana senza ridurre la domanda interna. Un divieto generalizzato rischierebbe paradossalmente di incentivare macellazioni clandestine e importazioni da Paesi meno regolamentati, penalizzando esclusivamente la filiera italiana. Sono stati richiamati i dati del 2025 — 22.850 equidi macellati, 160.853 allevamenti — per evidenziare la rilevanza economica, occupazionale e territoriale del comparto, con particolare attenzione alle aree montane e alle razze autoctone.
L’impatto economico del divieto è stimato da
Confesercenti Fiesa in 850 milioni di euro di fatturato perso, 45.000 occupati e 1.500 macellerie specializzate a rischio. Ciò comporterebbe oneri per lo Stato superiori al miliardo di euro, a fronte di stanziamenti del tutto insufficienti. Gli stanziamenti previsti dalle proposte — tra 3 e 6 milioni di euro l’anno per tre anni — sono del tutto insufficienti rispetto ai costi reali, stimando in circa 50 milioni annui il solo mantenimento degli animali sottratti alla macellazione, tenuto conto di una vita media dei cavalli fino a trent’anni.
Carne equina, la UE rimanda il giudizio sulle pdl italiane