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aisaIn Italia nel giro di 6 anni il consumo di medicinali animali è calato del 30% portando un primo importante contributo alla lotta contro l’antibiotico resistenza.


Il trend dovrebbe ulteriormente calare secondo Arianna Bolla, presidente di AISA – Federchimica, grazie a una crescente serie di indirizzi e di misure adottate dalla Comunità europea, Ministeri competenti, associazioni di allevatori e veterinari

«Sicuramente si è andata diffondendo una certa consapevolezza – commenta la Presidente Bolla, anticipando alcuni dei dati che verranno commentati alla prossima Fiere Zootecniche Internazionali di Cremona,  il 25  ottobre nel corso dell'incontro "La sfida di AISA per l'utilizzo prudente del farmaco veterinario".

I dati in Europa e in Italia- Da cinque anni, l'Europa raccoglie i dati degli Stati membri, attraverso il progetto ESVAC. "Per l’Italia, è bene precisare sono dati di vendita, forniti dalle aziende, che potrebbero quindi non combaciare perfettamente con le reali quantità poi utilizzate"- chiarisce Bolla, secondo la quale "Si è sviluppata una maggiore consapevolezza su cosa fare per rendere più responsabile l’utilizzo degli antibiotici in campo animale.

"È bene ricordare - prosegue- che quando un animale si ammala è giusto, oltre che etico, curarlo: per questo è bene ribadire l’importanza dell’uso responsabile dell’antibiotico “quando serve, quanto serve”. Questi dati corrispondono in ogni caso a un primo importante risultato, soprattutto se pensiamo che insieme alla Spagna e a Cipro, l’Italia è uno degli Stati che risulta uno dei maggiori utilizzatori di antibiotici in campo animale. Dalle considerazioni di cinque anni fa sono scaturite una serie di azioni da parte del Ministero, con organi di sorveglianza, con linee guida specifiche, oltre che con l’impegno diretto di alcune associazioni di produttori di carne che hanno fissato e rispettato obiettivi di riduzione. In generale c’è stato un maggiore impegno da parte di tutta la filiera».

Nel recentissimo report italiano sui dati di vendita dei medicinali veterinari contenenti agenti antimicrobici diffuso dal Ministero, in base alle rilevazioni, nel 2016 si conferma la tendenza alla diminuzione delle vendite totali, pari all’8,4% rispetto al 2015; una riduzione ancor più significativa se si considera il calo del 30% rispetto ai dati del 2010. La diminuzione è associata ad un importante calo della classe delle polimixine, – 42% rispetto al 2015. Altri cali significativi riguardano le classi identificate dalla World Health Organization (WHO) come Critically Important Antimicrobials – Antimicrobici di importanza critica (CIA), ovvero chinoloni, – 26%, fluorochinoloni -20% e cefalosporine di 3ͣ e ͣ4 generazione, – 4%. Si riscontra, infine, una contrazione dell’8% anche per le forme farmaceutiche autorizzate, come premiscele, polvere e soluzioni orali, impiegate principalmente per i trattamenti di gruppo.

Con la ricetta veterinaria elettronica obbligatoria dal 1 gennaio 2019,  si aprono scenari nuovi: "Oltre alla possibilità di una tracciabilità completa del farmaco – fa notare la presidente di AISA – Avremo completa disponibilità di informazione sull’uso antibiotico, compreso il consumo per specie animali».

Residui e resistenze- «Il problema non è il residuo, ma l’antibiotico resistenza», secondo la presidente Bolla che dichiara: «Quella sul rischio di residui nella carne è vera disinformazione – spiega – perché ogni farmaco, in medicina veterinaria, viene registrato effettuando studi sui tempi di attesa o sospensione, cioè sul tempo che deve intercorrere tra l’ultima somministrazione di un medicinale e il momento della macellazione".
Registriamo però "forti resistenze da parte dei consumatori"- prosegue-  forse poca fiducia nei controlli, e quindi timori rivolti soprattutto a questi residui, in realtà assolutamente innocui e in linea tutti gli standard di sicurezza".

Altro tema è l’antibiotico resistenza, "che porta i medici, in umana, ad avere sempre più spesso a che fare con batteri resistenti. I più pericolosi, però, non arrivano dalla veterinaria"- spiega la Presidente di AISA. "E andrebbe considerato il quadro nel suo complesso, cioè non solo l’utilizzo sugli animali, ma anche il consumo della popolazione. In questo senso - conclude- ci sono direttive che allo stesso modo spingono verso una limitazione dell’utilizzo. Il settore veterinario, comunque, sta facendo la sua parte, e proprio di questo parleremo a Cremonafiere".
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