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MINISTERO DELLA SALUTE

Violenze sui Veterinari: i dati del monitoraggio annuale

Violenze sui Veterinari: i dati del monitoraggio annuale
Nella Giornata contro la Violenza ai Sanitari, il Ministero della Salute pubblica l'ultimo rapporto annuale. Tra i Medici Veterinari dati stabili su livelli elevati.
Sono stati 18mila, nel 2025, i casi di aggressione nei contesti sanitari, con oltre 23mila professionisti della salute coinvolti (23.367) in episodi di violenza, fisica o verbale, di intimidazione e di minaccia. È quanto emerge dalla Relazione annuale dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie, pubblicata dal Ministero della Salute, oggi,  in occasione della Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e sociosanitari, che si celebra il 12 marzo di ogni anno.

Tendenze generali - In generale i rapporto evidenzia una sostanziale stabilità nel numero delle segnalazioni, con un leggero calo rispetto al 2024 (18.392 episodi). Al contrario, aumenta il numero complessivo degli operatori coinvolti: dai circa 22 mila del 2024 si passa a oltre 23 mila nel 2025. Gli aggressori sono principalmente i pazienti, seguiti da familiari o caregiver. Come già rilevato nel 2024, prevalgono nettamente le aggressioni verbali (69%). Le categorie professionali maggiormente interessate sono gli infermieri (55%), seguiti da medici (16%) e operatori sociosanitari – OSS (11%). 
Le tendenze generali del rapporto rispecchiano quelle del fenomeno osservato in ambito veterinario. 

I Medici Veterinari- I dati sulle aggressioni ai danni dei Medici Veterinari sono stati inviati all'Osservatorio dalla Federazione Veterinari Medici (Fvm) e dalla Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani (Fnovi) sulla base di un questionario di rilevazione e segnalazione inviato agli iscritti all'Albo: 35.473 Medici Veterinari, di cui 18.436 sono donne e 17.037 sono uomini. Hanno partecipato alla consultazione della Fnovi 201 medici veterinari di cui il 48% (96 professionisti) ha dichiarato
di aver subito almeno un’aggressione negli ultimi 12 mesi. Nel confronto con l’annualità 2024, si osserva un aumento della numerosità del campione (da 137
rispondenti nel 2024 a 201 nel 2025). 

"La quota di medici veterinari che dichiarano almeno un episodio negli ultimi 12 mesi - spiega la Fnovi- è passata dal 51,09% (2024) al 47,76% (2025). Pur in presenza di un lieve calo percentuale, il fenomeno resta stabile su livelli elevati (circa un professionista su due)"

Lombardia in testa - I dati raccolti fra i Medici Veterinari sono suddivisi per regione e riflettono la propensione alla segnalazione. La Regione più interessata dai fenomeni di aggressione ai medici veterinari è risultata essere la Lombardia (20 episodi), seguita dalla Toscana (13 episodi) dal Lazio (11 episodi) dalla Emilia-Romagna (10 episodi), dalla Puglia (9 episodi), dal Veneto (7 episodi) dal Piemonte e dalla Sardegna (6 episodi ciascuna), dal Friuli Venezia Giulia (4 episodi) dalla Marche (3 episodi) dall’Abruzzo e dalla Sicilia (2 episodi ciascuna), dalla Campania, Liguria e Umbria che hanno registrato - ciascuna - 1 episodio. Nessun episodio segnato in: Basilicata, Calabria, Molise, nelle Province Autonome di Bolzano e Trento ed in Valle d’Aosta.
La Regione Umbria, nel 2024,  ha adottato Linee di indirizzo regionali per la segnalazione e gestione degli episodi di violenza. applicabili in tutte le strutture e da tutti gli operatori che svolgono prestazioni ed interventi socio-sanitari, medici veterinari compresi.

Fenomeno non occasionale soprattutto nel settore privato- Tra i medici veterinari che dichiarano almeno un episodio nel periodo considerato, la frequenza degli eventi non è marginale: il dato indica che, in una quota non trascurabile, l’esperienza di violenza si presenta come ripetuta e non occasionale. Il fenomeno delle aggressioni ai medici veterinari ha maggiormente coinvolto coloro che operano nel settore privato (67 sanitari) piuttosto nel settore pubblico (29 sanitari).

Dove si verificano le aggressioni- I luoghi/contesti più frequentemente indicati dai Medici Veterinari (quota su 96) sono: studio/ambulatorio/laboratorio privato (58,3%), pronto soccorso (31,2%), servizi ispettivi (29,2%) e attività fuori-sede (27,1%). Si conferma quindi un’area di rischio elevata nei contesti di contatto diretto con l’utenza, con una componente rilevante anche inambiti esterni e ispettivi, dove il controllo dell’ambiente è più complesso.

Violenze soprattutto verbali- La quasi totalità degli episodi riferiti è di natura verbale (99,0%). Rimangono tuttavia presenti componenti
fisiche (18,8%) e aggressioni contro la proprietà (19,8%). Questo profilo suggerisce una dinamica
frequentemente basata sull’escalation comunicativa, ma con un rischio concreto anche di eventi con impatto
materiale e, in parte, fisico.

Clienti e caregiver- L’aggressore più frequentemente indicato dai Medici Veterinari è l’utente (74,0%). Sono tuttavia significative anche le quote riferite a parente/caregiver/conoscente (35,4%) ed estranei (27,1%). Il dato indica che il rischio non si esaurisce nel rapporto professionista-utente, ma coinvolge il contesto relazionale più ampio.

Le vittime per genere ed età- In una categoria che sempre di più si sta caratterizzando della forte presenza femminile, gli episodi di violenza commessi ai danni degli esercenti la professione di medico veterinario, nell’esercizio delle loro funzioni, sono diretti soprattutto contro le donne (77 professioniste, mentre sono 19 gli uomini coinvolti). La fascia d’età più colpita è risultata essere quella dei 40-49 (35 sanitari), seguita dalla fascia 30-39 anni (32 sanitari). Sono 23 i sanitari della fascia d’età 50-59. Le aggressioni non hanno risparmiato i sanitari più adulti (3 professionisti della fascia >60 anni) né quelli più giovani (3 professionisti di età <29 anni).

Raccomandazioni- Alla luce dei dati, l'Osservatorio raccomanda alcune azioni per rafforzare la cultura della segnalazione degli episodi di violenza e per analizzare i contesti lavorativi al fine di individuare fattori di rischio e situazioni di vulnerabilità, indicando al contempo misure organizzative e preventive.

Relazione Onseps- 2025