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MARCOVETedQuando il 14 agosto del 1991, ben 22 anni fa, fu approvata la legge n.281 molti furono i consensi.
La Legge quadro in materia di animali d'affezione e prevenzione del randagismo si presentava come un testo di indubbio valore civile e sociale, ma numerose furono anche le critiche e le perplessità riferite soprattutto al divieto generale di soppressione dei cani vaganti ritrovati, catturati o comunque ricoverati presso strutture previste per la loro ospitalità.

La soppressione tramite eutanasia, effettuata esclusivamente da medici veterinari, è prevista solo per animali gravemente malati, incurabili o di comprovata pericolosità, casi molto rari e spesso difficili da dimostrare. Cosa significava questo per i critici della nuova legge? Non potendo più sopprimere i cani, quelli ospitati nelle strutture di ricovero sarebbero aumentati a dismisura con costi sempre più pesanti per gli enti pubblici responsabili aprendo ampi spazi a situazioni speculative con la diffusione di canili lager o canili business gestiti da associazioni " animaliste" a volte non degne di questo nome o da privati senza scrupoli. Altro aspetto fortemente criticato era il fatto che proibendo la soppressione molti cani ( quelli non adottati) sarebbero rimasti chiusi per anni in una gabbia in condizioni certamente contrarie al benessere animale.

La domanda era: meglio la vita chiusi in gabbia o un' indolore eutanasia? La prima preoccupazione si è dimostrata negli anni molto giusta e concreta visto che il numero degli animali ospitati nei canili è salito ad oltre 400mila, che la corrispondente spesa per gli enti pubblici è diventata insostenibile e si continua a leggere di canili chiusi e denunciati per maltrattamenti, truffe, falso in bilancio, speculazioni, ecc. Tutto questo in un momento di crisi economica diventa ancora meno accettabile e sostenibile. Quali le possibili soluzioni? Negli USA, la Peta (People for the Ethical Treatment of Animals), la più famosa associazione animalista nel mondo, di fronte alla sempre più critica situazione economica, non essendo più in grado di mantenere le migliaia di animali abbandonati, ha iniziato ad applicare nel rifugio di Norfolk in Virginia l'eutanasia. Di fronte alle contestazioni, la portavoce della Peta ha dichiarato: "La maggior parte degli animali che prendiamo in custodia sono rifiutati dalla società e non sono adottabili. Fino a quando gli animali si fanno riprodurre di propria iniziativa e le persone non sterilizzano i loro amici a quattro zampe, le organizzazioni come la Peta devono fare il lavoro sporco della società. L'eutanasia non è una soluzione alla sovrappopolazione, ma, vista la crisi attuale, è una tragica necessità".

Se non vogliamo che anche nel nostro Paese si arrivi all'eutanasia come tragica necessità è veramente urgente che l'approccio al problema del randagismo cambi registro investendo i finanziamenti previsti non in strutture sempre più ampie e numerose per poter contenere più cani abbandonati o vaganti, ma nella prevenzione del fenomeno attraverso campagne di sterilizzazione in collaborazione con le oltre settemila strutture veterinarie private presenti sul territorio nazionale, una anagrafe nazionale canina che funzioni e maggiori controlli sui canili pubblici e privati. La prevenzione del fenomeno è l'unica possibilità concreta per arginare una situazione che è ormai fuori controllo.


Marco Melosi, Presidente ANMVI