Legambiente presenta il consueto rapporto "Animali in Città". L'edizione 2026 sottolinea l'affollamento dei rifugi e chiede un fondo nazionale vincolato per i servizi veterinari essenziali.
E'
disponibile on line il report
Animali in Città 2026, presentato da Legambiente a Roma il 23 luglio.
Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente e
Antonino Morabito, responsabile nazionale Cites e Benessere animale di Legambiente mettono in luce i punti di forza e le novità del rapporto che traccia un quadro sul randagismo e i canili in Italia - analizzando i dati 2025 di 221 comuni, su un totale di 447, e di 43 Aziende Sanitarie che hanno risposto al questionario di Legambiente. Per l'ANMVI ha partecipato il Coordinatore per il Centro-Nord,
Giuliano Lazzarini.La novità dell'edizione 2026- Per la prima volta, Animali in Città riporta l’Indice di Convivenza Urbana e legge i dati attraverso il tema del costo dell’inazione. In Italia, denuncia Legambiente, manca una formazione di base da parte di chi decide di prendere un animale e il Paese paga l’assenza di una efficace strategia di prevenzione che unita alla fragilità finanziaria fa radicare da un lato il randagismo e dall’”altro” alimenta i canili rifugio.
Indice di Convivenza Urbana: 36 su 100- Calcolato per la prima volta da Legambiente e novità di quest’anno, l'Indice di Convivenza Urbana è accompagnato da sei proposte operative che l’associazione ambientalista indirizza al Parlamento anche per colmare carenze e lacune.
L'Indice è stato calcolato per 218 Comuni partecipanti su 447, ed è organizzato su cinque livelli di servizio offerto ai cittadini, per esprimere la qualità dei servizi relativi al welfare territoriale offerti ai cittadini possessori di animali d’affezione. Nel 2025 il valore medio per i territori in cui è stato possibile calcolare questo nuovo indice (ossia quelli con risposte complete di Comuni e Aziende sanitarie) si è attestato a 36 punti su 100 ed esprime il livello essenziale di servizi forniti ai cittadini. Valori maggiori di questo indice evidenziano servizi e collaborazione istituzionale migliori, mentre valori minori fanno emergere margini di crescita importante.
Sintesi del report- In Italia nel 2025 oltre due cani su dieci (circa 3mila), di quelli che sono entrati nei canili rifugio di 221 comuni mappati da Legambiente, non sono stati né adottati, né restituiti ai proprietari, né adottati dalla comunità come cani di quartiere. Legambiente si riferisce "a incroci di diverse razze che rischiano di vivere per lungo tempo e/o a vita in queste strutture". Legambiente, partendo dal dato ricevuto direttamente dai Comuni, stima che, a livello nazionale, possano essere oltre 14mila i cani che, nel 2025 e tutt'ora ora, rischiano questa sorte.
Canili rifugio affollati: le cause- Tra le cause principali e più frequenti che fanno riempire i canili rifugio, più dell’abbandono estivo, ci sono le cucciolate casalinghe incontrollate, le conseguenze del crescente mercato online, la mancata iscrizione all’anagrafe (con cani che restano invisibili al sistema finché non finiscono vaganti in un canile) insieme ad una diffusa mancata formazione di base da parte di chi vuole avere un animale. "Tutto ciò costa molto caro non solo agli animali ma anche alla collettività"- fa notare Legambiente.
Mantenere un cane in canile rifugio per un anno costa intorno ai 1.900 euro (tra 1.300 e 2.550 secondo la retta applicata), e per un animale divenuto inadottabile quella cifra si ripete ogni anno. "Insegnare, invece, al proprietario a prendersi cura del proprio cane costa, una sola volta, tra 100 e 250 euro: da otto a diciannove volte di meno. Un’azione preventiva che riduce moltissimo le rinunce alle prime difficoltà di gestione e aumenta di molto il benessere degli animali".
Focus Italia, randagismo e fragilità finanziaria: Nel 2025, stando ai dati del report di Legambiente, la spesa pubblica di settore è scesa a 193,6 milioni di euro, il 22% in meno rispetto all’anno precedente, e vale appena il 3,65% di un mercato degli animali da compagnia da 5,3 miliardi, di cui 4,2 miliardi per i soli alimenti, in crescita a un tasso medio annuo del 6,9%. Preoccupano anche i dati della Corte dei conti che a fine 2024 ha certificato 1.001 Comuni in crisi finanziaria. "Un campanello d’allarme importante che ha ricadute anche sulla tutela degli animali e la loro gestione. Dove l’ente locale non riesce a garantire i servizi ordinari vengono a mancare le sterilizzazioni, i controlli e la gestione dei canili, e in quel vuoto il randagismo si radica con più facilità. Non è un caso che le regioni con la più alta concentrazione di Comuni in crisi finanziaria certificata dalla Corte dei conti, ovvero Sicilia, Calabria e Campania, sono le stesse in cui il randagismo raggiunge i livelli più elevati"- spiega Legambiente.
Sei proposte da Legambiente al Parlamento- Legambiente avanza a sei proposte operative al Parlamento chiedendo:
1. in primis l’adozione di un fondo nazionale vincolato per i servizi veterinari essenziali (sterilizzazioni, anagrafe, gestione del randagismo)
2. corsi di formazione gratuiti e obbligatori per chi decide di prendere un animale con sé.
3.l’associazione ambientalista chiede che l’IIVA venga abbassata al 10% (anziché al 22%) prevedendo
4. una detrazione adeguata sulle cure veterinarie;
5.l’integrazione tra SINAC, Servizio sanitario e Servizi sociali.
6. a livello europeo Legambiente chiede all’Italia di recepire al più presto il primo Regolamento europeo dedicato al benessere e alla tracciabilità di cani e gatti, approvato lo scorso 22 maggio, e che prevede per la prima volta regole comuni sull’identificazione obbligatoria tramite microchip, sulla registrazione in banche dati nazionali interoperabili, sull’allevamento, sulla vendita e sull’importazione, e si applicherà in modo progressivo a partire dal 2028, con periodi transitori più lunghi per alcuni obblighi.
Per Legambiente è inoltre importante replicare alcune buone pratiche che arrivano da altri paesi europei come Germania, Regno Unito e Francia.
I Comuni e le Asl più virtuose - Secondo Legambiente si confermano al primo posto
San Giovanni in Persiceto (BO), unico insieme a Modena a raggiungere il livello eccellente, seguite da Piacenza e Bolzano, nuove new entry, e tra le grandi città si conferma sempre Napoli. Tra le Aziende sanitarie si conferma al top della classifica
ASL Napoli 1 Centro, davanti alle agenzie lombarde di Brescia, Bergamo e della Montagna e le aziende toscane.
Premio alla collaborazione istituzionale- Per la prima volta, Legambiente ha assegnato il premio alla collaborazione istituzionale, legato all’indice ICU, va al territorio in cui Comune e Azienda sanitaria ottengono insieme i risultati migliori e si ritira congiuntamente: in questa edizione il riferimento più alto è
Napoli con l’ASL Napoli 1 Centro. I premi al progresso, di pari rilievo, vanno a Grignasco (NO) tra i Comuni (+3 livelli di performance in un anno) e all’ATS Val Padana, competente per Cremona e Mantova, tra le Aziende sanitarie (da sufficiente a ottima). Tre attestati valorizzano poi la partecipazione: 57 Comuni e 6 Aziende sanitarie al debutto, 220 Comuni e 13 Aziende come partner fedeli, 104 Comuni e 11 Aziende per la lunga fedeltà.
La squadra dei Tartadog- Legambiente con il Premio nazionale Animali in Città, premia quelle realtà in prima fila nella gestione degli animali. Quest'anno il riconoscimento è andato alla squadra dei Tartadog, speciali unità cinofile addestrate da Legambiente insieme a ENCI per individuare i nidi di tartaruga marina Caretta caretta sulle spiagge della Penisola.
Una mappa interattiva- Legambiente mette a disposizione una mappa interattiva che consente di osservare l'andamento dei dati per territorio e di confrontarli con quelli raccolti nei report annuali precedenti. Animali in Città è l’indagine di Legambiente che valuta le performance che Amministrazioni comunali e Aziende sanitarie dichiarano di offrire ai cittadini che hanno animali d’affezione e, in generale, per la migliore convivenza in città con animali padronali e selvatici.
Animali in città 2026