Le migrazioni autunnali aumentano il rischio di trasmissione dei virus HPAI al comparto avicolo. "Probabile un aumento dei casi di HPAI nei prossimi mesi".
La Direzione Generale della Salute Animale ha diffuso oggi alle Regioni nuove misure di prevenzione, sorveglianza e controllo dell’Influenza aviaria ad alta patogenicità nelle zone rischio italiane. In linea con quanto indicato da Centro di Referenza nazionale per l’Influenza Aviare (CRN IA) le Regioni Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna, Lombardia, Umbria, Lazio e Puglia sono destinatarie di una serie di misure atte a ridurre il rischio di introduzione dei virus HPAI negli stabilimenti avicoli, da attuarsi "quanto prima". La nota è stata inviata anche alle organizzazioni del settore avicolo.
In Europa 94 casi durante il periodo estivo - La costante circolazione dei virus influenzali aviari è confermata dai 94 casi di influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) riportati in Europa durante l'estate. Crescono pertanto i rischi di introduzione della malattia negli stabilimenti avicoli. Inoltre, con la ripresa della fase migratoria ulteriori focolai sono stati confermati in Svezia e Francia.
Il Nord Italia- La migrazione autunnale degli uccelli acquatici coinvolgerà in particolare il Nord Italia. Il Centro di Referenza nazionale per l’Influenza Aviare "ritiene probabile un aumento dei casi di HPAI nei prossimi mesi".
Misure di prevenzione, sorveglianza e controllo:1) intensificazione della sorveglianza nella popolazione selvatica. In ottemperanza al
piano di sorveglianza nazionale 2026 per l’influenza aviaria, le regioni con zone ad alto rischio A e B predispongono piani di sorveglianza attiva nei confronti degli uccelli acquatici migratori con particolare riguardo agli anatidi e agli uccelli svernanti in Italia;
2) Adozione di misure finalizzate ad accrescere la sorveglianza per l’
early detection negli stabilimenti di pollame con particolare riguardo alle indagini e segnalazioni da parte degli operatori nei casi di mortalità anomala o modifica dei parametri produttivi registrati negli stabilimenti;
3) Predisposizione di tutte le misure organizzative necessarie ad assicurare un
rapido intervento in caso di conferma di focolai (abbattimento e smaltimento carcasse);
4) Adozione di misure finalizzate a
vietare l’allevamento all’aperto negli stabilimenti di pollame posti nelle zone ad alto rischio A e B;
5) Predisposizione da parte di ciascuna filiera con stabilimenti in Lombardia e Veneto di un
programma di accasamento dei tacchini da carne nelle zone a rischio finalizzato a ridurre la concentrazione degli animali nella fase di età critica in termini di sensibilità all’ infezione e diffusione della HPAI;
6) Adozione di protocolli di prevenzione e sorveglianza della HPAI per gli
uccelli selvatici ricoverati nei CRAS;
7) Valutazione in funzione del rischio dell’eventuale sospensione del
concentramento di pollame ed altri volatili in cattività nelle zone A e B in occasione di mercati, mostre, esposizioni ed eventi culturali;
8) Adozione di misure per la
gestione dei richiami vivi dell’ordine degli Anseriformi e Caradriformi negli appostamenti temporanei e fissi nelle zone A e B individuate in funzione del rischio;
9) Prescrizioni per l’immissione e la movimentazione di
selvaggina da penna nelle zone A e B.
"Quanto prima"- Considerato l’approssimarsi in Italia della stagione migratoria e tenuto conto dei precedenti dati epidemiologici che evidenziano come il mese di settembre possa oramai essere considerato il mese di inizio della fase epidemica della HPAI, il Ministero della Salute ritiene "necessario che le suddette misure vengano adottate quanto prima".
NOTA_DGSA_MISURE_PREVENTIVE_IA.pdf