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LE RICHIESTE AL GOVERNO

Specializzandi: un anno perso e le borse di studio non bastano

Specializzandi: un anno perso e le borse di studio non bastano
Un numero non sufficiente, un importo irrisorio e assurdi criteri di assegnazione delle borse. Per gli Specializzandi Veterinari sono  incompatibili con la sopravvivenza".

È molto probabile che, a causa di un irrealistico limite di reddito di circa 7750 euro lordi stabilito per legge oltre trent’anni fa, molti saranno costretti a rinunciarvi. A dirlo è il Coordinamento Specializzandi del SIVeMP, dopo la pubblicazione del decreto del 31 luglio 2026, un passo avanti per centinaia di medici veterinari, ma sul quale il giudizio non è positivo.
Analizzando i limiti del decreto che ha finanziato le borse per le scuole di specializzazione dell’area sanitaria non medica,  il Coordinamento evidenzia anche che il decreto "arriva dopo un ritardo di più di un anno", con conseguenze negative per questi giovani professionisti. Da qui, un elenco di sette richieste al Governo.

Sottostimato il fabbisogno di specialisti- Il provvedimento riconosce un fabbisogno nazionale di 598 veterinari specialisti per l’anno accademico 2025/2026, per poi decrescere nei due anni successivi. La programmazione "non è in linea con le reali esigenze di specialisti in settori chiave della sanità pubblica". Inoltre, alcune specializzazioni indicate nel provvedimento non danno titolo all’ingresso nel SSN.

Solo 172 le borse destinate alle scuole di specializzazione riservate ai medici veterinari - A conti fatti sono soltanto 172, per il corrente anno accademico, le borse di studio che vanno agli specializzandi veterinari, un numero "di gran lunga inferiori rispetto al fabbisogno espresso. Resta inoltre difficile da comprendere il perché una fetta notevole di borse siano state destinate ai veterinari che vorranno iscriversi alle scuole di specializzazione ad accesso misto, evento raro e con dubbi sbocchi lavorativi".
Inoltre, la nota del Coordinamento Specializzandi SIVeMP mette il luce il rischio "concreto" che anche borse erogate da Regioni o altri enti dovranno adeguarsi a questi importi e modalità di erogazione espressi nel decreto, generando un paradossale effetto al ribasso su soldi pubblici destinati alla formazione specialistica.

Oltre un anno di incertezza normativa e professionale. Molti giovani laureati - presegue il comunicato- hanno visto bloccata la possibilità di programmare il proprio percorso formativo e il proprio futuro lavorativo e non solo. In un settore nel quale il Servizio sanitario nazionale denuncia da tempo criticità nel ricambio generazionale e nel reperimento di professionalità specialistiche, il ritardo amministrativo ha aggravato una situazione già fragile

Le richieste per il Governo

1. La formazione di un tavolo tecnico permanente composto da membri del Governo, Federazione degli ordini dei veterinari, associazioni di categoria, sindacati, atenei e rappresentanti degli studenti attraverso il quale stabilire un numero di futuri specialisti il più congruo possibile al reale fabbisogno di medici veterinari nel Servizio sanitario nazionale e attuare una riforma strutturale delle scuole di specializzazione in medicina veterinaria in una direzione più moderna e più vicina alle odierne problematiche di sanità pubblica
2. L’aumento del numero di borse concesse agli specializzandi e l’importo di quest’ultime, sia attraverso uno stanziamento maggiore di fondi pubblici sia attingendo a quelle borse messe a disposizione per scuole ad accesso misto, concentrando le risorse economiche verso quelle ad accesso riservato ai veterinari.
3. L’aggiornamento del limite di reddito imposto dalla legge n. 398/1989 e dal decreto interministeriale del 19 aprile 1990, portandolo ad una soglia compatibile con gli attuali stipendi, l’attuale costo della vita e la soglia di povertà.
4. Il favorire altri enti pubblici e privati a finanziare ulteriormente la formazione specialistica, senza limiti legislativi e contorta burocrazia.
5. Il riconoscimento del danno professionale e occupazionale subito dai giovani professionisti sanitari a causa del ritardo nell’emanazione del decreto da parte del Governo e l’attuazione di procedure straordinarie che consentano di colmare il gap formativo accumulato.
6. L’avvio di un percorso di superamento del contributo agli specializzandi sottoforma di “borsa di studio” a favore di un vero e proprio “contratto di formazione specialistica”, con maggiori tutele, garanzie e migliori servizi da offrire alla comunità
7.  La programmazione anticipata dei decreti futuri, evitando che nuove fasi di stallo blocchino ancora una volta l’intero sistema sanitario.