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ITINERARI PREVIDENZIALI

Protezione previdenziale in Italia: meglio le casse privatizzate

Protezione previdenziale in Italia: meglio le casse privatizzate
Servono stabilizzatori, ma i conti reggono. Alberto Brambilla, curatore del XIII Rapporto sulla previdenza pubblica e privatizzata, ribatte ai "catastrofisti".
Il sistema pensionistico italiano vede la previdenza privatizzata reggere le sfide economico-demografiche meglio della previdenza di Stato, afflitta da uno sbilanciamento assistenziale e da forme di prepensionamento. Il XIII Rapporto sul sistema Italiano, diffuso oggi dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, presenta luci e ombre comuni a tutti i gestori, ma che appaiono meno accentuate per la previdenza privatizzata.

I dati generali delle Casse dei professionisti- 
ll Rapporto contiene un focus specifico sul sistema previdenziale dei liberi professionisti, sul quadro generale e gli andamenti delle singole Casse privatizzate, Enpav incluso.  I dati mostrano una riduzione complessiva del numero dei contribuenti: nel 2024 i professionisti aderenti ad una cassa o ente previdenziale privatizzato erano 1.099.577, in lieve riduzione rispetto all’anno precedente (-0,92%). La flessione demografica non intacca l'andamento attivo che supera i 91 miliardi, con una crescita del 7 per cento rispetto al 2023. Anche la performance della pensione media  (13.729 euro) vede il sistema Casse registrare una crescita del 5,41% rispetto al 2023, unita ad un miglioramento della sostenibilità.

Il saldo pensionistico generale e specifico- Questo indicatore- cioè il rapporto tra l’insieme delle entrate contributive (contributi soggettivi e integrativi) e il costo delle pensioni- è il primo indicatore di sostenibilità. Questo rapporto è positivo per tutte le Casse; in particolare è "molto buono" per Dottori Commercialisti, per i Veterinari (Enpav), Inarcassa ed Avvocati; scende invece per altre professioni come i Farmacisti (Enpaf), i Consulenti del Lavoro (Enpacl) e i Notai.
Il saldo pensionistico presenta notevoli variazioni in rapportoalle entrate contributive ed è pari: al 54% per i Veterinari (Enpav) e al 63% per i Commercialisti (CDC), 49% per Inarcassa (ingegneri e architetti) e Avvocati) fino a scendere all’8,4% (Enpam).

Pensionati e Attivi- Oltre all'indicatore principe, le Casse devono prestare attenzione anche al rapporto demografico (numero pensionati/numero attivi), e all'indicatore economico dato da pensione media/contributo medio.  Il “rapporto pensione media/contributo medio” presenta valori che vanno da 1,23 dei Veterinari (Enpav) al 3,56 degli Avvocati. Tutte le Casse presentano un rapporto più alto rispetto all’anno precedente fatta eccezione per Consulenti del lavoro e gli Avvocati.

La pensione media e i redditi  - I Veterinari (Enpav) hanno visto un aumento del valore medio passato dai 7.807 euro/annui  del 2023 ai  8.511 del 2024. A queste cifre corrispondono redditi medi per 26.611 euro (2023) e 28.945 euro (2024), con un indicatore che cresce, ma che lascia le pensioni veterinarie ai livelli più bassi nella classifica dominata dai Notai (pensione media annua: 84.937 euro).

«Volendo tirare le fila, malgrado i molti “catastrofisti”, i conti della previdenza reggono, e dovrebbero farlo anche tra 10-15 anni, quando la maggior parte dei baby boomer nati dal Dopoguerra al 1980 – coorti molto numerose e dunque assai significative in termini pensionistici – si saranno pensionati», ha commentato il Professor Brambilla, curatore del Rapporto. L’equilibrio è però sottile - avverte il Centro Studi Itinerari Previdenziali e potrà essere preservato solo con un’applicazione puntuale dei due stabilizzatori automatici già previsti dal sistema: l'adeguamento all’aspettativa di vita dei requisiti di età anagrafica e dei coefficienti di trasformazione.

Il Bilancio del Sistema Previdenziale italiano
Andamenti finanziari e demografici delle pensioni e dell’assistenza per l’anno 2024