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irpefSecondo il Presidente di Confprofessioni i liberi professionsti sono i soggetti più penalizzati dall'Irpef. Su 20mila euro di reddito pagano circa il doppio delle imposte rispetto ai dipendenti.


Confprofessioni ha depositato questa mattina in Senato il documento “Equità, progressività, intergenerazionalità: l’Irpef secondo Confprofessioni”. Il documento è stato presentato dal presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, e dal  delegato alla fiscalità, Andrea Dili.

La Confederazione delle libere professioni chiede una riforma "che corregga le iniquità dell’attuale modello IRPEF". Su 20mila euro di reddito pagano circa il doppio delle imposte rispetto ai dipendenti. A conti fatti, i liberi professionisti scontano una aliquota media del 20,15% contro l’11,31%.  I dati elaborati dal Centro Studi Confprofessioni, inoltre, dimostrano come proprio i professionisti siano la categoria che paga più imposte, determinando un’IRPEF media di 16.602 euro contro i 4.896 degli imprenditori, i 4.237 dei dipendenti e i 3.362 dei pensionati.

I cardini della riforma prospettata da Stella e Dili sono la parità di trattamento tra tutti i redditi da lavoro e la progressività graduale dell’imposizione". Riducendo anche le  imposte sulla classe media e superando la logica dei bonus e degli interventi a pioggia e il ricorso ai regimi sostitutivi.

«Per raggiungere tali obiettivi – dichiara Stella – proponiamo un intervento di 7,9 miliardi di euro, attraverso il riconoscimento di una detrazione di 12mila euro su tutti i redditi da lavoro (dipendente e autonomo) e d’impresa, l’introduzione di una deduzione forfettaria pari al 5% a titolo di spese per la produzione del reddito di lavoro dipendente a fronte della soppressione del relativo bonus, il taglio di 3 punti dell’aliquota del terzo scaglione e l’inserimento di un nuovo scaglione, al 45%, per i redditi superiori a 150mila euro».

«Infine – conclude Stella – non dobbiamo dimenticare la condizione in cui versano le giovani generazioni e le difficoltà nell’accesso al lavoro. I dati, impietosi, dimostrano come negli ultimi 30 anni in Italia i divari tra anziani e giovani siano cresciuti, a discapito di questi ultimi, molto più intensamente che nel resto d’Europa: per tali ragioni proponiamo una misura fiscale molto significativa a favore degli under 35, un modello di imposizione sui redditi che ne incentivi l’ingresso nel mondo del lavoro, utilizzando la leva fiscale per promuovere auto imprenditorialità e assunzioni. La nostra proposta è elevare a 18mila euro (1.500 euro al mese) la detrazione per i redditi da lavoro e di impresa se prodotti da giovani fino a 35 anni di età».

In conclusione, l’attuale modello IRPEF risulti iniquo e inadeguato a rappresentare le complessità della nostra società.

Alla presentazione del documento sono intervenuti senatori delle Commissioni Bilancio e Finanze, della Commissione di controllo sugli enti di previdenza e della Commissione d'inchiesta sul sistema bancario
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