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commissione bilancio senato ansaLiberi professionisti troppo ricchi per meritare il contributo a fondo perduto? La replica di Confprofessioni in Commissione Bilancio alla Camera.


Nonostante alcune misure, come il bonus da 600 euro, il decreto legge "Rilancio" non aiuterà abbastanza i liberi professionisti. In audizione parlamentare il Presidente di Confprofessioni Gaetano Stella ha riferito"la delusione di milioni di liberi professionisti per le discriminazioni che hanno subito in questo decreto-legge".

A suo dire, la discriminazione più grave è l’esclusione dei liberi professionisti dal contributo a fondo perduto. Di fronte alla Commissione “Bilancio e Tesoro”della Camera, Stella ha epresso perplessità di merito e di legittimità. "La discriminazione subita dai professionisti non si spiega - ha detto- né rispetto agli altri lavoratori autonomi ( che nel decreto di marzo ricevevano il medesimo trattamento dei liberi professionisti e che ora vengono ammessi a usufruire del fondo perduto)  né rispetto alle imprese in senso stretto".

"Discriminazione e iniquità ancora più evidenti- aggiunge-  se si confrontano, a parità di condizioni, soggetti con redditi 2019 superiori a 50mila euro, ammessi a tutti i benefici (indennità e contributo a fondo perduto) se iscritti alla gestione artigiani e commercianti dell’Inps,ma  totalmente esclusi se iscritti alle Casse di previdenza professionali.

Si è paventato il rischio che il contributo a fondo perduto vada ad arricchire i professionisti più abbienti, "i fantomatici avvocati e notai con fatturati milionari"- afferma Stella- ma un rischio del genere potrebbe essere agilmente evitato stabilendo una soglia di ricavi o un tetto massimo del contributo spettante. Il Presidente di Confprofessioni ha quindi evidenziato che mentre per imprese e altri lavoratori autonomi il tetto  è di 5 milioni di euro annui, il reddito medio dei professionisti italiani è di 34.022 euro/anno per gli iscritti alle casse.


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