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psaLe valigie sequestrate a Fiumicino a 25 passeggeri dalla Nigeria alzano il velo sull'esistenza di un sistema di controlli veterinari e doganali per la sicurezza alimentare.


Fanno notizia i 1000 chili di alimenti etnici nelle valigie di 25 passeggeri in arrivo a Fiumicino dalla Nigeria. Tutti sequestrati. "Non stiamo dicendo che possa nascere una epidemia- rassicura la giornalista del Corriere Simona Ravizza- ma che ci sono i controlli".  Con lei, a commentare la vicenda raccontata dall'ultimo Data Room ci sono Davide Miggiano delle Dogane e Aldo Grasselli di FVM. (video)

Certamente il caso "fa colpo", ma "le dogane sono un mondo. Troviamo animali di tutte le specie- afferma Miggiano- ma la rete è a maglie fitte".  Lo confermano i dati delle partite di alimenti vietati, intercettate e sequestrate solo nel 2019: 56,8 milioni di chili carne, 305 di prodotti ittici non eviscerati, 19,9 milioni di derivati del latte. "Le importazioni sono filtrate e i controlli ci sono" spiega Grasselli.

I divieti- I divieti di importazione da Paesi Terzi di alimenti che non possono entrare a nessun titolo nell'Unione Europea riguardano sia il consumo personale sia lo scopo commerciale (Reg. 206/2010).  I Servizi Veterinari italiani controllano i prodotti importati da Paesi terzi, sulla base di un decreto legislativo introdotto dieci anni prima (Decreto legislativo 80/2010).
Nel caso delle scimmie cotte ( in valigia anche iene affumicate, sacchi di bruchi secchi, roditori alla brace) si ipotizza che la destinazione fossero i mercati delle comunità etniche. Non un canale commerciale ma un tentativo (non riuscito) di importazione di prodotti che non possono entrare nel territorio unionale.

Da prima di Covid-19-  I divieti ci sono  "da prima di Covid"- spiega Miggiano, dopo l'inevitabile associazione con l'origine animale (ancora oggetto di indagine scientifica ) del virus SARS CoV-2. Ma si citano dei precedenti (l'afta epizootica) e i rischi attuali (peste suina africana). Quanto alle mode alimentari di consumare cibi esotici o etnici, Grasselli dichiara: "Siamo particolarmente allertati su ciò che non è garantito". Perchè "l'importazione di prodotti strani può comportare l'importazione di agenti patogeni".
I rischi non sono solo per le persone, i consumatori, ma anche per gli animali. E nel caso di animali allevati a scopo di produzione alimentare, ci sono anche ingenti danni economici, ricorda il Presidente di FVM.

Chi fa i controlli? C'è un sistema di controlli che integra Dogane, PIF e UVAC. "Ci sono i veterinari specializzati che fanno una rete di protezione- spiega Grasselli alla giornalista. "Nella UE non possiamo importare animali e alimenti vivi che non siano scortati da certificazioni veterinarie che garantiscano la commerciabilità e la commestibilità degli alimenti". E anche in questo caso, Grasselli spiega che devono dare garanzie di benessere animale, di corretto uso dei farmaci, di igiene alla macellazione.
Diversamente non superano la vigilanza veterinaria di frontiera dei PIF e non sono conformi per gli Uffici veterinari che si occupano di adempimenti comunitari. L'attività di vigilanza all'ingresso riguarda i canali di provenienza, "ma poi prosegue a livello territoriale da parte dei servizi veterinari". Inoltre, gli ispettori europei "svolgono degli audit sui servizi veterinari  di tutti gli Stati Membri - spiega Grasselli- perchè in ambito europeo circolano solo prodotti con certificazione veterinaria".

Epidemie e allevamenti-  Bisogna rivedere il sistema di produzione? "E' un problema serio"- secondo Grasselli, che fa notare: "Le malattie infettive comportano abbattimenti, è uno spreco enorme". La soluzione sta nella biosicurezza, cioè "nell'impossibilità di introdurre virus e batteri negli allevamenti". La biosicurezza "ci garantisce anche dal punto di vista dello spreco di risorse oltre che nei confronti dei consumatori. Allevamenti intensivi, certo, ma nel rispetto biologico degli animali. E magari anche condizionare le diete perchè non ci sia una eccessiva pressione su determinate specie animali"- conclude.

Grafica: salute.gov
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