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macello copyDisparità di gestione fra i vari stabilimenti e fattori specifici di possibile propagazione del contagio. Il Cts chiamato a valutare un piano mirato e uniforme di prevenzione nazionale.

Tenuto conto delle evidenze epidemiologiche, il SIVEMP Veneto ha coinvolto il Comitato Tecnico Scientifico il problema della diffusione del virus Sars Cov-2 negli impianti di macellazione e nei laboratori di sezionamento carni.  "Alla luce di alcuni elementi scientifici, epidemiologici e di contesto", la richiesta avanzata dal Sindacato è duplice:
- valutare se confermare o modificare le disposizioni di prevenzione del contagio negli ambienti di lavoro
- valutare se  attivare un piano mirato di prevenzione nazionale in questi impianti

La richiesta è stata indirizzata anche al Ministro della Salute e alla Commissione Salute della Conferenza delle Regioni. Della elaborazione di un piano nazionale si è iniziato a parlare dopo la campagna di screening condotta dalla Asl di Bari. L'Istituto Superiore di Sanità sta approfondendo l'esperienza del macello barese.

Superare differenze e disparità - Il quadro produttivo è estremamente variegato- fa presente il Sindacato-  con la presenza sul territorio italiano di numerosi impianti "molto diversi tra loro per dimensioni, condizioni strutturali, gestionali e operative". Un parte del quesito evidenzia una "disparità di gestione di sanità pubblica del focolaio di Vazzola, con provvedimenti molto diversi (tra cui la mancata chiusura per garantire le doverose attività di pulizia e disinfezione) da quelli adottati in altri focolai italiani".
La richiesta al Cts – scrive il segretario del Sivemp Veneto, Maria Chiara Bovo,  "è motivata dalla necessità di garantire una continua ed uniforme azione di vigilanza e ispezione veterinaria efficace per il benessere degli animali e la sicurezza alimentare, nonché a mitigare le ripercussioni sociali ed economiche sul territorio e sulla filiera alimentare”

Fattori specifici- Il Sindacato suggerisce che la generazione, durante le fasi di lavorazione, di goccioline in sospensione in grado di viaggiare a distanza superiore agli 8 metri, sia data l’umidità degli ambienti, dai movimenti dell’aria generati dagli impianti di areazione e di refrigerazione in ambienti indoor, nonchè la rumorosità di alcune zona e la conseguente necessità di parlare ad alta voce.

Un altro fattore è la permanenza per tempi lunghi di particelle virali infettanti in contesti ambientali lavorativi a bassa temperatura. "Le evidenze di frequenti casi di contagio dei lavoratori di tali impianti, che in più casi hanno raggiunto il 30% degli addetti, dimostrano peraltro una elevata circolazione virale, con generazione di casi secondari anche nei nuclei familiari e nei lavoratori di altre aziende"- osserva il Sindacato.

La Commissione Europea- Secondo la portavoce della Commissione europea per l'economia, Marta Wieczorek, occorre affrontare il rischio "alla fonte" e il funzionamento degli impianti di ventilazione.  Il commento- reso alla stampa a Bruxelles- a fine agosto era riferito allo stabilimento di lavorazione della carne Aia di Vazzola, nel Trevigiano.

Come in Emilia Romagna- La Regione Veneto aveva già emanato proprie linee guida sulle strutture di macellazione, avviando un monitoraggio sierologico negli impianti avicoli del veronese. "A nostro parere- dichiara Bovo a Quotidiano Sanità-  il monitoraggio sierologico va esteso a tutto il settore delle carni, così come avviene già nella vicina regione Emilia Romagna".

La lettera di Maria Chiara Bovo
Covid-19 e macelli: una campagna di prevenzione nazionale
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