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STATO DELLARTE

On Cova: il Governo vigili sulla riorganizzazione delle APA

On Cova: il Governo vigili sulla riorganizzazione delle APA
Secondo il deputato veterinario, l'Associazione Italiana Allevatori "non tiene conto dello sforzo fatto in Lombardia e della qualità del servizio che vi si svolge".
In Italia sono in corso le riorganizzazioni delle sedi delle Associazioni provinciali allevatori, in un’ottica di razionalizzazione dei costi, conseguente anche al ridimensionamento delle risorse pubbliche stanziate, avvenuto a inizio 2010. In Lombardia, che è la regione in cui si controlla la metà dei capi italiani iscritti ai libri genealogici, dove maggiore è la presenza di bovini da latte e si effettua il numero più elevato di analisi quantitative, le Apa hanno subito un taglio netto dei fondi, operato dalla Regione, che ha comportato problematiche e difficoltà.

Per questo l’on. Paolo Cova e l’on. Veronica Tentori, parlamentari del Pd, avevano presentato un’interrogazione in merito al Ministro per le Politiche agricole, cui è stata data risposta stamattina, durante la seduta dedicata agli atti di indirizzo. “Ho chiesto che il Ministro continui a garantire una ripartizione maggiore sui fondi per Regione Lombardia per le Apa, perché il 41% di tutti i controlli avvengono lì, mentre la ripartizione si ferma al 28% del nazionale – spiega Cova –. E in effetti la risposta da parte del Governo è stata positiva”.

Questa mattina, il Viceministro dell'Interno Filippo Bubbico ha risposto che spetta alle singole regioni il finanziamento e il successivo controllo delle associazioni allevatori provinciali e regionali; il Ministero delle politiche agricole, al riguardo, non ha un rapporto diretto, di qualunque genere, con quelle associazioni. "Certo- ha detto-  il Ministero svolge una funzione di coordinamento, di definizione delle politiche, ma la responsabilità diretta, la competenza diretta e specifica è propria delle regioni che con le proprie leggi disciplinano il settore, determinano le condizioni perché le associazioni degli allevatori possano offrire ai propri associati servizi di assistenza tecnica di - ci auguriamo - significativo valore".

La riorganizzazione del sistema associativo degli allevatori è stata raggiunta in diciassette regioni italiane. Questo obiettivo non è stato ancora realizzato dalle province autonome di Trento e Bolzano per ragioni che attengono, anche, alla specialità della loro autonomia. "Nella regione Lombardia il processo ha comportato una differente organizzazione degli uffici periferici ed un deciso ridimensionamento degli stessi- ha aggiunto Bubbico- l'attuale legislazione, infatti, prevede che i libri genealogici e i registri anagrafici siano tenuti dalle associazioni nazionali allevatori, mentre i controlli delle attitudini produttive siano previsti e siano svolti dall'Associazione italiana allevatori".

Il finanziamento "avviene con contributo pubblico e con la partecipazione dei soggetti che ricevono quei servizi, cioè gli allevatori interessati.  Nel triennio 2014-2016, a seguito del mancato accordo tra le regioni sulla ripartizione finanziaria, che ha determinato il non raggiungimento dell'intesa in sede di Conferenza Stato-regioni, si è determinato un rallentamento dei flussi finanziari verso le associazioni degli allevatori". Per evitare il blocco delle attività e consentire il trasferimento dei fondi statali si è reso, quindi, necessario procedere attraverso una deliberazione del Consiglio dei ministri. Nel 2015, i criteri di riparto dei fondi disponibili sono cambiati, in modo da tener conto della diffusione, a livello territoriale, delle diverse specie, in relazione alle quali l'attività è stata svolta".

Il viceministro ha concluso ricordando che "sono in fase di avvio misure riguardanti la biodiversità animale ad interesse zootecnico al fine di salvaguardare e migliorare le razze animali, riducendo l'impatto ambientale degli allevamenti. L'obiettivo è realizzare un sistema di raccolta dati trasparente, accessibile a tutti i soggetti coinvolti, nell'intento di valorizzare la diversità fenotipica e genetica delle risorse animali ad interesse zootecnico".


La replica dell'interrogante- Secondo l'On Cova rimangono dei dubbi in merito alla riorganizzazione: “L’efficientamento e la riorganizzazione messi in atto da Aia, l’Associazione italiana allevatori, non tiene conto dello sforzo fatto in Lombardia e della qualità del servizio che vi si svolge. Quindi si sta andando a penalizzare le organizzazioni provinciali lombarde che già si erano accorpate negli ultimi anni. Se a ciò si aggiunge il commissariamento dell’Apa di Cremona e dell’Associazione allevatori Lombardia Ovest (Aalo), il rischio di penalizzare gli agricoltori è alto”.
Per questo Cova ha chiesto al Ministero di “vigilare, perché ci sono di mezzo dei finanziamenti pubblici e perché accentrare non vuol dire un miglioramento del servizio per gli allevatori. Anzi, proprio prendendo l’esempio di Cremona che aveva un bilancio in positivo, vanno valorizzate realtà che danno reale efficienza e supporto agli agricoltori”.
Piuttosto, per il parlamentare Pd, “è meglio intervenire sui comparti di Aia che non funzionano, come la parte di Inseme che continua a perdere soldi e produce pochi vantaggi per gli allevatori. Invece, avere dati certi e un lavoro fatto con qualità, significa un grande risultato non solo per la zootecnia, ma per tutta l’economia italiana”.