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amati1128 imgLa Sen Amati ha presentato un'interrogazione al Ministro della Salute "per sapere cosa intenda fare, ora che il comportamento criminoso tenuto dai due veterinari è stato condannato anche in secondo grado".
"Costoro – lamenta la Senatrice Silvana Amati - svolgono attualmente la loro attività nell'ambito del Servizio sanitario nazionale con la qualifica di pubblico ufficiale e agente di Polizia giudiziaria".

Si legge nell'atto parlamentare che la Corte d'appello de L'Aquila ha confermato la sentenza di primo grado che condanna il direttore del Servizio veterinario di sanità animale della Asl de L'Aquila e il veterinario dell'area C della medesima azienda sanitaria.

Entrambi sono stati ritenuti responsabili di avere soppresso illegalmente 9 cuccioli di cane nell'ottobre 2004. "In primo grado costoro furono condannati a due mesi e dieci giorni di reclusione oltre ad un risarcimento danni, con valore simbolico, di 500 euro;ai due veterinari Asl viene contestata la violazione degli articoli 544-bis (uccisione di animali per crudeltà e senza necessità) e 110 del codice penale (concorso in reato): detta sentenza ribadisce quanto già stabilito dalla legge n. 281 del 1991 "Tutela degli animali d'affezione e prevenzione del randagismo", ovvero che i cani e i gatti possono essere soppressi, e solo attraverso l'eutanasia, soltanto se gravemente malati, incurabili o di comprovata pericolosità".

L'interrogante chiede al Ministro della Salute "quali iniziative, nell'ambito delle proprie competenze, intenda intraprendere nei loro confronti, anche al fine di impedire che in futuro possano reiterare criminosi nei confronti degli animali nell'esercizio della professione; quali siano le garanzie che il Ministero intende offrire affinché episodi simili non accadano più, in particolar modo ad opera di medici veterinari pubblici che ricoprono un ruolo che dovrebbe in realtà constatare e denunciare simili reati anziché commetterli". Chiede infine di "provvedere immediatamente alla sospensione degli stessi dalla pubblica amministrazione, ma anche di attivarsi, nell'ambito delle proprie competenze, di concerto con la FNOVI, affinché costoro siano radiati dall'ordine professionale".

Per la Senatrice Amati "il comportamento criminoso tenuto dai due veterinari, oltre a ledere l'immagine di un'intera categoria di professionisti, risulta tanto più grave ed inaccettabile in considerazione del fatto che è stato commesso da due veterinari che svolgono la loro attività nell'ambito del Servizio sanitario nazionale ai quali, dunque, è stata attribuita la qualifica di pubblico ufficiale e agente di Polizia giudiziaria".
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