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OVINI E SUINI

ENEA, dalle piante nuovi vaccini veterinari

ENEA, dalle piante nuovi vaccini veterinari
Piante utilizzate come biofabbriche per produrre molecole destinate allo sviluppo di vaccini e kit diagnostici per alcune malattie di ovini e suini trasmissibili all’uomo.

È quanto ENEA è impegnata a realizzare nel suo ruolo di coordinamento del progetto europeo REPRODIVAC da 6 milioni di euro per il contrasto di tali patologie.

“Attualmente le nostre attività sono focalizzate sulla produzione di antigeni, ovvero molecole presenti su virus e batteri patogeni che vengono riconosciute dal sistema immunitario per attivare una risposta di difesa specifica”, spiega la coordinatrice del progetto per ENEA Selene Baschieri, ricercatrice del Laboratorio Biotecnologie GREEN presso il Dipartimento Sostenibilità. “Questi antigeni - aggiunge - rappresentano strumenti biologici fondamentali e saranno utilizzati per la formulazione di nuovi vaccini, se le prove in vitro e in vivo confermeranno la loro efficacia nell’attivare risposte immunitarie in grado di conferire protezione negli animali”.

L’attività è condotta con l’ausilio del Plant Molecular Farming, una piattaforma tecnologica sviluppata e perfezionata dall’ENEA nel corso di oltre vent’anni di ricerca, che sfrutta le piante come ‘biofabbrica’ per la produzione di biofarmaci. Per produrre antigeni virali e batterici o anticorpi, i ricercatori ENEA introducono nella pianta Nicotiana benthamiana[3] , una specie di tabacco selvatico, le informazioni genetiche necessarie alla sintesi dei biofarmaci, sfruttando la capacità naturale del batterio del suolo Agrobacterium tumefaciens di trasferire materiale genetico nelle cellule vegetali. La pianta produce, quindi, la biomolecola nei suoi tessuti da dove può essere estratta e purificata.

“I costi e i tempi di produzione delle biomolecole con il Plant Molecular Farming sono significativamente inferiori rispetto a quelli dei farmaci biologici prodotti in colture cellulari di mammifero. Dall’idea al prodotto possono essere sufficienti poche settimane. Inoltre, queste tecnologie potrebbero essere più accessibili per i paesi in via di sviluppo, dove spesso le malattie zoonotiche, ossia trasmissibili dagli animali agli uomini, sono più diffuse e le infrastrutture per la produzione farmaceutica tradizionale scarse”, sottolinea la responsabile della divulgazione del progetto REPRODIVAC Maria Elena Villani, ricercatrice del Laboratorio ENEA Biotecnologie GREEN.

Il progetto REPRODIVAC si focalizza su quattro malattie riproduttive del bestiame: la sindrome riproduttiva e respiratoria dei suini (PRRS)  di origine virale, la febbre Q causata dal batterio Coxiella burnetii che colpisce soprattutto ovini e caprini, l’aborto enzootico ovino causato dal batterio Chlamydia abortus e la brucellosi suina causata dal batterio Brucella suis. Queste malattie causano importanti perdite economiche a livello globale, in quanto incidono in maniera significativa sulla riproduzione e sulla redditività del bestiame, in particolare di bovini, ovini e suini con costi di gestione dell’emergenza in caso di focolai che arriverebbero fino a 200 miliardi di dollari l’anno, a fronte di una spesa per la prevenzione valutata in circa 20 miliardi. Inoltre, i tre batteri rappresentano un rischio anche per la salute pubblica in quanto agenti patogeni trasmissibili direttamente dagli animali infetti all’uomo.

In generale, nei primi 36 mesi del progetto REPRODIVAC, le attività scientifiche dei team di ricerca coinvolti si sono concentrate sulla definizione del tipo di risposta immunitaria in grado di conferire protezione contro ciascun agente patogeno, sull’identificazione e caratterizzazione degli antigeni bersaglio della risposta immunitaria protettiva, sulla produzione degli antigeni selezionati mediante l’utilizzo di cellule o piante come “biofabbriche” e sull’esecuzione delle prime prove di efficacia in vitro e in vivo, oltre che sulla messa a punto di test diagnostici.

Attualmente il progetto REPRODIVAC si sta dedicando anche al perfezionamento e alla semplificazione del processo di produzione di un vaccino esistente contro C. abortus. Questa attività è stata portata a termine con successo e il protocollo migliorato è stato trasmesso a uno dei partner commerciali per la valutazione e l’ulteriore industrializzazione.

Oltre allo sviluppo di nuovi prodotti, gli sforzi della ricerca sono dedicati anche alla messa a punto di approcci sperimentali basati sui principi delle 3R (Replacement, Refinement and Reduction), finalizzati a sostituire, ridurre e affinare l’uso di animali nella ricerca scientifica, promuovendo metodi più etici e al tempo stesso scientificamente validi per valutare l’efficacia di medicinali di nuova concezione. (fonte)