La Commissione Agricoltura del Parlamento ha approvato a larga maggioranza una linea di demarcazione: gli allevamenti di bestiame non sono impianti industriali.
Il 2 settembre, la Commissione AGRI del Parlamento Europeo ha adottato un parere volto a sottrarre gli allevamenti dalle semplificazioni ambientali proposte dalla Commissione Europea. Le proposte dell'Esecutivo (COM(2025) 986 e COM(2025) 984) modificano -tra le altre- la Direttiva 2010/75 del 2010 (cd Direttiva IED Industrial Emissions Directive)- equiparando la portata delle emissioni dell'allevamento intensivo a quella dalle emissioni industriali.
La Commissione AGRI, ieri, ha invece ribadito una conclusione del Parlamento europeo risalente al 2023, secondo la quale l'applicazione della IED alle attività zootecniche "non è adeguata". Si tratta, infatti, di una Direttiva che si rivolge ai grandi inquinatori industriali, una posizione che i rappresentati degli allevatori europei di Copa e Cogeca difendono da anni.
L'adozione del parere della relatrice Christine Singer (Germania) sostiene la semplificazione della IED per quanto riguarda l'allevamento e di fatto lo sottrae dal pacchetto di riforma ambientale, laddove sussistono equiparazioni con la capacità emissiva del settore industriale. Inoltre, la relazione Singer propone inoltre procedure di registrazione più semplici, l'elaborazione digitale, l'eliminazione della duplicazione delle informazioni già fornite nell'ambito della Politica Agricola Comune o di altre normative, e metodi di monitoraggio adattati alle specificità biologiche ed economiche dell'allevamento.
La Commissione AGRI ha inoltre adottato un compromesso per semplificare la "aggregation rule", la norma sul cumulo, cioè il criterio giuridico e tecnico utilizzato per calcolare la potenza termica totale di un impianto. Una serie di emendamenti interviene sulle modalità di calcolo e sui requisti basati sulle UBA (Unità di Bovino Adulto). "Pur ritenendo che possa essere ulteriormente semplificata", la relazione Singer "rappresenta comunque un significativo passo avanti" secondo la nota di Copa e Cogeca.
Prossimi passi- L'auspicio degli allevatori europei è che anche la Commissione ENVI (Ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare) confermi che l'allevamento non deve essere automaticamente considerato un'attività industriale, per non compromettere la redditività, la competitività e la diversità delle aziende agricole europee. Il rischio è di imporre oneri amministrativi, finanziari e di investimento sproporzionati alle aziende agricole, sopratutto in danno a quelle familiari e dei piccoli e medi operatori. In definitiva, rischierebbe di accelerare la concentrazione del mercato, indebolire la capacità produttiva dell'UE e spostare i consumi verso le importazioni senza apportare benefici ambientali proporzionati. In sostanza, ciò potrebbe produrre l'effetto esattamente opposto a quello desiderato"- chiosa il comunicato di Copa Cogeca.