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randagetto sguardoLa legge siciliana sul randagismo, a poco più di un mese dalla sua emanazione, è stata impugnata dal Governo: viola la competenza statale sui reati di omessa custodia e malgoverno di animali.


Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per gli affari regionali Mariastella Gelmini, ha deciso di impugnare la legge della Regione Siciliana n. 15 del 03/08/2022 “Norme per la tutela degli animali e la prevenzione del randagismo”.

Nel comunicato stampa di Palazzo Chigi si motiva l'impugnazione "in quanto talune disposizioni, eccedendo dalle competenze attribuite alla Regione siciliana dallo Statuto speciale e ponendosi in contrasto con la normativa statale in materia di ordinamento penale, violano l’articolo 117, secondo comma, lettera l), della Costituzione".

Obblighi e divieti dei proprietari e dei detentori- In particolare, l’articolo 12 della Legge siciliana “eccede i limiti delle competenze statutariamente previste violando la riserva di competenza statale nel campo della disciplina penale in quanto sono previsti divieti per condotte che corrispondono a specifiche fattispecie di reato previste dalla legislazione penale”.

Sanzioni- Inoltre, le sanzioni previste all’art.34 secondo il Governo "ingenerano il rischio di una indebita commistione con la normativa statale per la potenziale sovrapposizione dei divieti introdotti dalla legge regionale rispetto ad alcune fattispecie di reato, come in particolare per la fattispecie di omessa custodia e mal governo di animali".

“Alla luce degli approdi giurisprudenziali europei sul principio del ne bis in idem – sostiene la presidenza del Consiglio – l’irrogazione della sanzione amministrativa regionale potrebbe comportare l’impossibilità di applicare legittimamente le nonne penali statali, stante la natura sostanzialmente punitiva delle sanzioni amministrative, che si andrebbero a sommare alle pene già previste dal legislatore statale”.