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M49 recinto ladigeCon una lettera all’ANMVI, l’Ordine dei Veterinari di Trento fornisce alcuni elementi informativi inediti sulla vicenda dell’Orso M49.

Pur non esaurendo tutti gli interrogativi ancora aperti, a distanza di due settimane dai fatti, le informazioni fornite dall’Ordine dei Veterinari di Trento,  risultano meritevoli di essere portate alla conoscenza professionale dei Medici Veterinari. A fornirle sono stati il Presidente Marco Ghedina e i Consiglieri dell'Ordine trentino, che hanno firmato una lettera all'ANMVI. L’iniziativa dell'Ordine prende le mosse dal comunicato stampa diffuso il 15 luglio dall’ANMVI, all'indomani delle operazioni di cattura dell'Orso M49.

L’Ordine dei Veterinari di Trento replica che non c'è stata "precipitosità” nelle operazioni, anzi alla luce “della documentazione esaminata, essa deve certamente essere esclusa, posto che il Team Cattura, durante la riunione preliminare e programmatica del 2 luglio 2019, aveva già stabilito la corretta strategia di cattura di M49”.

 “In tale riunione – prosegue l’Ordine- si decideva infatti di NON procedere alla sedazione dell’animale, non potendo garantire- in quel caso- il monitoraggio costante e continuo delle condizioni di salute, in particolare il controllo e la valutazione dei parametri cardio-respiratori e la somministrazione continua di ossigeno attraverso sonda endo-nasale, così come previsto dal "Protocollo Gestione Orso Bruno-Linee guida per la narcosi- ruolo del Veterinario nelle operazioni di cattura dell’orso bruno", approvate da ISPRA.
La scelta operativa di non effettuare la sedazione di M49, è stata successivamente confermata sul campo.(enfasi grafiche presenti nella lettera dell'Ordine, ndr). E’ stato infatti verificato dai veterinari del Team Cattura il buono stato di salute dell’animale all’interno della trappola a tubo testimoniato da:

  1. assenza di segni di stress acuto (vocalizzazioni, aumento della frequenza respiratoria)
  2. atteggiamento tranquillo e nessuna aggressività
  3. respiro regolare
  4. nessun tentativo di fuga in seguito a stimoli luminosi e alla presenza del personale sul posto

Va sottolineato che M49 aveva già provato l’esperienza della trappola a tubo nel precedente episodio di cattura del 27 agosto 2018: in quella occasione era stato sedato, radiocollarato e monitorato.Il Team Cattura, tramite foto trappola, aveva accertato inoltre che M49 era entrato già diverse volte nella trappola a tubo, conosceva dunque questa attrezzatura e non ne aveva timore”. "Inammissibile", dunque, e "incomprensibile" -prosegue la lettera- definire come fallimentari le operazioni di cattura, che sono state portate a termine con successo e con le massime cautele, anche per M49".

Quanto ai Colleghi dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari, l'Ordine di Trento informa che sono "impegnati nel progetto di Protocollo Gestione Orso Bruno, fin dal 2015" nonchè  "titolari di notevoli e specifiche competenze, quasi uniche in Italia in questa materia".

Ex post- Nel frattempo, sulle dinamiche della cattura e della successiva fuga dell’Orso M49, le fonti istituzionali, Provincia Autonoma di Trento e ISPRA, hanno diffuso dettagli ufficiali e adottato nuove misure
“Il nostro comunicato è stato superato dalle cronache e dai successivi aggiornamenti a cura delle istituzioni preposte e direttamente coinvolte nei fatti”- fanno notare Marco Melosi, Presidente dell’Anmvi e Antonio Manfredi, Direttore della testata @nmvi Oggi che ha tempestivamente pubblicato le dichiarazioni della Provincia Autonoma di Trento e dell’ISPRA l'istituto governativo per la ricerca e la protezione ambientale.
Le stesse autorità competenti non hanno mancato di svolgere valutazioni ex post, su quanto accaduto, senza escludere ripensamenti operativi e ravvisando l’esigenza di una rivisitazione di alcuni standard. 

Confronto allargato - Anche per questo, l’ANMVI condivide con l’Ordine di Trento l’opportunità di un confronto tecnico-professionale allargato, stante l’imporsi di scenari inediti per l’ambiente e per l’eco-sistema nazionale ed europeo. “Una questione - conclude l’ANMVI- eminentemente veterinaria, come da articolo 1 del Codice Deontologico”.

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