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cane trainerAncora senza una norma nazionale il profilo dell'educatore e dell'istruttore cinofilo: li descrive il terzo rapporto delle professioni non ordinistiche.

Presentato ieri al Tempio di Adriano a Roma e curato dall'Osservatorio CNA, il rapporto passa in rassegna le singole professioni non ordinistiche, esponendo di ciascuna le caratteristiche e le istanze.  Fra queste, la più vicina alla professione medico veterinaria è quella dell'educatore e dell'istruttore cinofilo, di cui vengono descritti gli ambiti di esercizio, la formazione e l'inquadramento giuridico- fiscale, pur in assenza di una normativa specifica dopo il varo della Legge n. 4 del 2013.

L’educatore cinofilo è descritto come un intermediario della relazione fra uomo e cane; un professionista in grado di aiutare i proprietari a gestire in modo etologicamente adeguato il rapporto con il cane per garantire il suo benessere e per impostare una relazione affettiva che permetta ad entrambi di vivere insieme, nel contesto familiare e sociale, con reciproca gratificazione e tranquillità. E’ un facilitatore della relazione e della comunicazione inter-specifica, consapevole dei diritti animali

Gli ambiti d’intervento dell’educatore sono: le famiglie, i canili, le scuole. In famiglia il suo ruolo accompagna tutto il processo di adozione dalla scelta della tipologia di cane più adatto allo stile di vita e alla composizione della famiglia ( sia che venga da un canile sia che sia preso da un allevamento); all’inserimento del cane nel nuovo ambiente; all’educazione delle persone e del cane alla convivenza nel contesto famigliare e sociale su basi etologiche e seguendo principi dibioetica. Nei canili si occupa della valutazione del cane, della sua educazione al fine di facilitare l’adozione. Nelle scuole propone programmi di educazione zoo-antropologica sulla relazione uomo-cane, sull’etologia del cane e sull’approccio sicuro al cane da parte dei bambini.

L’istruttore cinofilo è invece, sempre per definizione del Rapporto CNA, quella figura professionale che pur occupandosi anche di educazione è in grado di addestrare (nel senso di “rendere destro”/ rendere abile) il cane a svolgere un preciso lavoro o una data performance sportiva con un elevato grado di efficienza in un dato contesto.
Non solo, l’istruttore cinofilo, nei casi in cui sorgano gravi difficoltà di relazione e di gestione del cane, è in grado di intervenire opportunamente per rieducare il cane o coadiuvare alla sua
riabilitazione quando una patologia comportamentale sia stata diagnosticata da un medico veterinario comportamentalista.

Gli ambiti operativi dell’istruttore cinofilo sono: la famiglia, il canile, le strutture socio-sanitarie, i corpi delle forze armate, la protezione civile, lo sport.
In famiglia introduce il binomio alle attività sportive cinofile o si occupa di programmi di intervento per cani con patologie comportamentali in collaborazione con il medico veterinario comportamentalista. Nei canili l’istruttore viene coinvolto nella valutazione di cani con problematiche comportamentali e negli eventuali programmi di riabilitazione. Se si occupa di
pet therapy svolge attività sia di formazione di binomi uomo-cane specializzati negli interventi di attività assistite o le svolge direttamente con il proprio collega canino nelle diverse realtà
socio-sanitarie che ne richiedano l’intervento. Sempre per quanto riguarda questo settore sono ormai molti gli ambiti in cui i cani vengono impiegati per l’individuazione di vari tipi di tumori,
la rilevazione delle variazioni della glicemia nei diabetici e delle crisi epilettiche per chi soffre di questa patologia in maniera grave;  i cani vengono addestrati per attività di servizio
a persone con disabilità ( ciechi, sordi, con difficoltà motorie). Nella protezione civile gli istruttori operano personalmente con il proprio collega canino nelle attività di ricerca dispersi (montagna,
valanghe, terremoti), recupero di persone in mare ( cani da salvataggio), ecc. Nei vari corpi delle forze armate i cani sono da sempre impiegati per attività di patroling e rilevazione sostanze ed
esplosivi.

Formazione- Entrambi i profili professionali che devono seguire una formazione teorico-pratica multidisciplinare; oltre a conoscenze scientifiche aggiornate i professionisti devono sviluppare abilità e competenze nella relazione con i cani e le persone; possedere competenze nella comunicazione, progettazione e programmazione delle attività e dei percorsi educativi e performativi. Ovvero devono fare un percorso formativo di una certa complessità che non può avere una durata inferiore alle 200 ore per l’educatore e alle 400 per l’istruttore.
(v. anche  Requisiti minimi e comuni in tutta Europa per i formatori cinofili)

Modalità d'esercizio professionale- Chi opera professionalmente sceglie di costituire un’associazione sportiva dilettantistica e/o culturale con il relativo inquadramento fiscale. La partita IVA è la soluzione scelta da chi lavora full time nel settore e quindi è un professionista affermato, in grado di sostenere i costi di tale inquadramento, e che svolge l’attività sia presso una sede definita sia a domicilio del cliente o presso strutture di terzi.

Rappresentanza e normativa professionale- Le associazioni di settore in Italia sono essenzialmente due APNEC e AIECI. Entrambe si occupano di rappresentare i professionisti del settore.
Allo stato attuale non esiste una norma nazionale per l’inquadramento della professione, esiste solamente un accordo a livello europeo sui requisiti minimi rispetto a conoscenze, abilità, competenze per i professionisti del settore: CEN/CWA 16979 - 2016.
Nel luglio del 2016 AIECI ha avanzato la richiesta presso UNI di apertura di un tavolo tecnico pre-normativo che al momento è bloccato per una procedura di stand still.

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