Per cinquanta giorni, fra luglio e agosto, una indagine on line ha sondato l'approccio dei Veterinari all'Intelligenza Artificiale. L'iniziativa è stata promossa da Anmvi per comprendere l'interesse e l'utilizzo corrente dei sistemi di IA. Ne esce un quadro di prudenza negli investimenti e pragmatico nell'uso: l'IA deve soprattutto alleviare il carico gestionale e supportare la diagnostica.
In ambito veterinario veterinario l'Intelligenza Artificiale non ha ancora dispiegato la sua utilità concreta nè significati pienamente convincenti. Nei confronti dell'IA, i 304 Medici Veterinari che hanno partecipato al sondaggio promosso dall'Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani rivelano, in egual misura, cautela e interesse.
Il 68% dei Veterinari usa strumenti di IA- I rispondenti - in maggioranza liberi professionisti del settore cani e gatti e tutti iscritti ad una società scientifica aderente all'Anmvi- dichiarano di farne uso (68%), soprattutto "occasionale" (40%), mentre il 32% dichiara di non utilizzarla affatto.
Utilizzi correnti- Si ricorre all'IA soprattutto per le ricerche in letteratura (57%), e per redigere testi con chat bot, di cui Chat GPT (60%) è il più noto. Seguono la diagnostica (30%), l’ambito clinico e la scelta terapeutica (entrambi al 23%) e i processi amministrativi con software gestionali soprattutto per l’elaborazione rapida dei dati privati presenti (20%). Apparati medicali e strumentazioni contano per il 13% dei rispondenti.
Prodotti e brand- Tra i motori di ricerca ricorre AI Mode di Google. Tra gli sviluppatori di intelligenza si cita VIN AI. E poi i dispositivi di registrazione vocale (Plaud Note), di assistenza clinica (Laika) e anche app per proprietari (Pleteo). Fra i sistemi di IA sviluppati per la veterinaria: Awalife, Imagist Zoetis, Ecografo Esaote e, fra i gestionali, Vetincloud e Smartvet.
Conoscenza- Il 59% dei rispondenti saprebbe dare una definizione di IA "solo in parte", a spiegare l’interesse per la formazione che raggiunge il 53%, corretto da un 27% che si formerebbe solo se si trattasse di IA tecnico-pratica, a segnalare una esigenza di concretezza di impiego. La principale esigenza formativa è rivolta ad apprendere modalità concrete di utilizzo (77%); seguono gli aspetti giuridici, normativi e professionali dell’IA (47%) e quelli deontologici ed etici (44%). Alla diffusione dell’offerta tecnologica dovranno quindi affiancarsi percorsi formativi capaci di insegnare come utilizzare questi sistemi, come valutarne gli output ed entro quali limiti farne un corretto impiego.
L'apporto personale- Dall'indagine emergono aspetative di velocità, non certezza nei responsi, a conferma di un portato personale ancora molto centrale e professionalmente critico verso l'IA nello svolgimento della prestazione. In scala da 1 a 5, l’interpretazione critica degli output dell’IA raggiunge un rating medio di importanza di 3,22 punti.
Cosa si chiede all'IA- Facilitare e automatizzare le pratiche documentali in generale (clienti, fornitori, collaboratori, ecc.) è la prima indicazione di senso attribuita alla IA (48%) dai Colleghi rispondenti, a riprova di aspettative orientate allo sgravio di incombenze burocratico-gestionali. Seguono a ruota l’agevolazione nella refertazione di test e analisi (47%) e l’ottenimento di suggerimenti non vincolanti nella pratica clinica quotidiana (46%). Fra gli scopi di utilizzo della IA vengono citati a pari merito (36%) la possibilità di evidenziare e comparare diversi percorsi diagnostici, clinici e terapeutici, e la possibilità di velocizzare il ciclo diagnosi-clinica-terapia. Lo sviluppo della comunicazione con la clientela (33%) è un altro aspetto che si vorrebbe agevolato dalla IA.
Il 64% non ha fatto investimenti - La diffusione delle tecnologie IA non si traduce ancora in investimenti strutturali. Solo il 10% dei rispondenti dichiara di avere già investito in
tecnologie basate sull’IA, mentre il 64% non ha effettuato investimenti. Per il 28% l’opzione di spesa è ancora soltanto una ipotesi. Non è chiara nemmeno la remuneratività: il 62% non considera l’IA una voce in parcella, non essendo disgiunta dalla prestazione professionale nè quantificabile nel suo apporto.
Rischi e preoccupazioni: la diagnostica e il cliente- L’indagine segnala l’attenzione della professione verso nuovi rischi e nuove forme di tutela, soprattutto quando l’Intelligenza
Artificiale interviene negli ambiti diagnostico, clinico e terapeutico. Il 65% si ritiene più esposto ad errore in ambito diagnostico; il 61% è favorevole a coperture assicurative ad hoc. Il 73% è preoccupato del “fai da te” dei clienti.
Una sintesi dell'indagine
"Intelligenza Artificiale in ambito veterinario" è pubblicata sul numero 30 di
Professione Veterinaria. I risultati estesi saranno pubblicati integralmente da Anmvi.