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or orApplicare il benessere animale negli allevamenti e farne un volano commerciale per i prodotti sugli scaffali di vendita. Un volo pindarico, lungo quanto la filiera alimentare dentro la quale operano molti attori, pubblici e privati, con ruoli, interessi e finalità molto diversi.
E se poi si fa “marketing del benessere” utilizzando sui giornali o in etichetta i loghi di enti pubblici (ma non dovevano essere controllori?) lo scenario si complica ancora di più.

E’ partito in salita l’incontro “Quale certificazione per il benessere animale?” con il quale la SIVAR (Società Italiana Veterinari per Animali da Reddito) ha posto un interrogativo dirtto, ricevendo molte risposte ma nessuna univoca. L'unico take home message possibile è che tutti ritornino presto a confrontarsi attorno ad un tavolo, dal quale rialzarsi solo dopo aver maturato idee più chiare e soprattutto condivise. Di unanime, per ora, c'è stato soltanto l'apprezzamento per la determinazione di SIVAR a convogliare il tema della certificabilità del benessere animale in una unica sede e a proporre uno schema di gioco: "C'è bisogno di capire chi fa cosa e perchè lo fa"- è stato il congedo il Presidente della SIVAR Daniele Gallo- non tralasciando di rivendicare alla veterinaria la titolarità sul benessere animale e di ricordare che "il Veterinario Aziendale non esiste ancora e già qualcuno lo mette da parte".

L'incontro di questa mattina, nell'Aula Didattica della sede cremonese della SIVAR, ha avuto il pregio di presentare, per la prima volta, lo stato dell’arte dei progetti già in essere e le proposte in divenire. Il punto di partenza dovrebbe essere una nozione scientificamente fondata e univoca di benessere animale, che non cambi di significato (zootecnico, sanitario, protezionista, commerciale, idealista) nei passaggi di filiera, e al tempo stesso una nozione sufficientemente dinamica da rispondere alle sensibilità etiche e alle psicologie del mercato.

Il benessere animale “è un concetto biologico” ha detto Luigi Bertocchi (Crenba, Izsler) richiamandosi in proposito al nuovissimo documento Animal Welfare in the European Union, al quale si vanno aggiungendo fattori emotivi, come lo stress e la paura animale, che richiedono ulteriori studi.
Sulla necessità della ricerca sul benessere animale, anche dopo l'esperienza di Welfare Quality, ha concordato Elisabetta Canali (Università degli Studi di Milano) recentemente chiamata a collaborare alla nascente piattaforma europea sul benessere animale. Stabilito cosa si debba intendere per "benessere animale", si tratterà di misurarlo e di valutarlo.
Il progetto Awin presentato da Canali e il sistema di valutazione del Crenba, illustrato da Bertocchi, hanno questa finalità. "Dare strumenti di misurazione è importante per il veterinario aziendale- ha detto Canali- e anche per l'allevatore con il quale serve più dialogo"- ha aggiunto, sottolineando l'importanza di informare l'andamento della valutazione, informando l'allevatore anche sui punti di forza e non solo di debolezza della sua gestione animale.
Il Crenba ha messo a punto un metodo e avviato un processo di formazione per veterinari pubblici e liberi professionisti "affinchè tutti si valuti con uniformità" ha detto Bertocchi.

Di alcuni valutatori così formati dall'Izsler (circa 80 quelli attualmente disponibili), intende avvalersi il Consorzio Parmigiano Reggiano, per integrare il Disciplinare DOP, "che resta la madre delle certificazioni" ha spiegato Marco Nocetti con ulteriori plus del prodotto. Ci sono valori che hanno un potere di suggestione sul mercato (Halal, Prodotto di Montagna) e altri che invece preoccupano il consumatore, ha aggiunto Nocetti, richiamando i dati di Eurobarometro. Entro l'estate, il Consorzio intende portare a termine il progetto CFPR, un servizio di controllo gestito dal Consorzio e certificato dalla francese Bureau Veritas.
Il Consorzio ha adottato il metodo Crenba: "Paro paro e gratuitamente. Era già tutto pronto" ha spiegato Nocetti. Mancano solo da definire gli accordi economici con i veterinari valutatori per gli audit  che  sono già stati avviati contatti con i cinque Ordini Veterinari della regione. Questi veterinari auditor, "non sono veterinari aziendali- ha puntualizzato Nocetti -perchè non siamo in un contesto di autocontrollo- ha detto-  ma il veterinario aziendale può aiutare l'allevatore a mettersi nelle condizioni di superare la prova". 
Parole che hanno offerto alla platea il 'la' per una discussione via via più riscaldata, scandita da applausi nettamente a sostegno del veterinario aziendale.

E' stata Silvia Tramontin, a nome di Accredia, a portare chiarezza sull'altra parola chiave della mattinata: "certificazione". Serve un glossario dei termini e una condivisione di significati corretti e correttamente utilizzati, sia per quanto riguarda le figure (valutatore, auditor) che le prove (verifiche, ispezione) e le diverse "attestazioni": autodichiarazione, certificazione e certificazione accreditata. Su questa terminologia e sui meccanismi a cui fa riferimento Accredia- vale a dire l'ente unico di certificazione, il certificatore dei certificatori- "è rigorosissima" ha spiegato Tramontin, sottolineando che "non basta di spuntare un flag nelle check list, ma ci vuole molta competenza". E ancora: "Chi fa formazione non fa consulenza, attenti ai cappellini che mettiamo", ha ammonito Tramontin. La parafrasi di un mondo complesso e poco conosciuto l'ha fatta il Presidente della Fnovi, Gaetano Penocchio: i passaggi sono quattro e partono da un discplinare, segue la formazione sul medesimo, che ogni soggetto formatore può fare, poi un veterinario aziendale accompagna l'allevatore alla certificazione e infine tutti i soggetti che lo possono fare certificheranno il risultato.

C'è poi un altro benessere animale, quello della condizionalità. A richiamare l'attenzione della sala sulla PAC e sui PSR è stato Ugo Santucci, Direttore dell'Ufficio 6- Benessere Animale del Ministero della Salute: "Qui i certificatori sono i Servizi Veterinari" ha puntualizzato. Sulla PAC-condizionalità, cospicuamente finanziata dall'Unione Europea, la partita del benessere animale non è di poco conto, al punto che- malamente giocata dall'Italia- ha portato a penalizzazioni di ben 52 milioni per il nostro Paese.
Il benessere animale ha un valore per la produzione, ma il più fondativo è quello epidemiologico e sanitario, per questo "bisogna mettere in linea tutti questi spezzoni, per creare un sistema-Italia, e per completare il benessere animale con altri complementi inscindibili come il farmaco veterinario e la biosicurezza. A fare tutto questo deve essere solo il veterinario"- ha evidenziato  Santucci.
Il superamento dei "compartimenti stagni" è necessario e urgente, ha detto il dirigente ministeriale altrimenti "si bruciano i professionisti e le innovazioni".
L'esperienza di Fondagri per assicurare le consulenze aziendali anche ai Medici Veterinari non va dispersa, dopo che "per 12 volte siamo andati al TAR e per 12 volte abbiamo vinto" ha ricordato il Presidente Penocchio. Se in base alla condizionalità un'azienda media in regola con i criteri di gestione del benessere può ottenere fino a 350mila euro di premio: "altroché se si ripaga il veterinario aziendale " ha commentato il Presidente Fnovi.

Antonio Sorice, Presidente della Simevep, si è detto disponibile a riprendere l’argomento della certificazione del benessere attorno a un tavolo allargato, esortando la platea a rimanere nel solco di un percorso di collaborazione fra veterinaria pubblica e privata che ha già dato buoni esiti sul fronte del veterinario aziendale e del farmaco. La SIVAR si è confermata sulla stessa linea del Presidente Simevep.

In sala, più di cento Medici Veterinari di tutti i settori e interlocutori istituzionali come Antonio Vitali (Regione Lombardia, dove nel 2016 sono stati fatti 1000 sopralluoghi dai quali è emerso un 10% di non conformità sul benessere) e Giorgio Varisco (Direttore Sanitario Izsler che precisato "il Crenba non certifica") presidenti di Ordine, liberi professionisti e dipendenti pubblici.
Mancavano solo il Ministero delle Politiche Agricole e con lui nomi importanti della produzione e della grande distribuzione che premono per inserire in etichetta, ex Regolamento europeo 1760/2011, informazioni facoltative (purchè non siano pubblicità ingannevole è stato detto), magari sotto forma di bollini, sui quali la SIVAR vuole capire di più- soprattutto in relazione al ruolo del veterinario aziendale- e sui quali ha chiuso i lavori.

Nella foto da sin: Medardo Cammi, Marco Colombo, Daniele Gallo, Luigi Bertocchi, Antonio Sorice, Elisabetta Canali, Silvia Tramontin, Gaetano Penocchio, Ugo Santucci e Marco Nocetti
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