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martellogiudiceorUna laurea in medicina veterinaria non autorizza l'esercizio di atti medici: per questo motivo l'imputato, medico veterinario, è stato condannato per esercizio abusivo della professione medica per aver effettuato diagnosi e cura nei confronti di due pazienti umani.

La Cassazione Penale (Sez. VI, Sentenza n. 49751) non ha fatto sconti, nonostante l'attività fosse stata svolta in via occasionale (ed eccezionale, vista la condizione di necessità dei pazienti che, secondo la difesa, escluderebbero l'antigiuridicità).
La notizia, diffusa dal sito di informazione giuridica personaedanno.it risale al 2012 ed è giunta a sentenza il 20 dicembre scorso.

Già la Corte di Appello di Catania, nel 2010, lo condannava per aver svolto attività di medico, occupandosi di diagnosi e cura per due persone, pur essendo un veterinario. Il difensore proponevaa ricorso sostenendo che l'intervento medico era avvenuto in due sole ed eccezionali occasioni e che la condizione di necessità dei due pazienti escluderebbe la ricorrenza del reato (oltra al fatto che la pena andava dichiarata estinta per indulto attesa la commissione del fatto entro il 2005).

Per la Cassazione il ricorso è infondato. I motivi in merito sono di "assoluta inconsistenza"; la difesa, infatti, insisteva nell'affermare che un veterinario possa svolgere attività di medico sol perchè pressantemente richiesto da pazienti che lo ritengono in grado di risolvere i loro problemi di salute. "Quindi si è in presenza di motivi generici, peraltro, di indiscutibile infondatezza".
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