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ORI Paesi non EU a basso reddito non avranno le risorse e le capacità per mettere in pratica tutte le azioni di lotta all'AMR richieste dalla sorveglianza mondiale. Nessun monitoraggio su animali e alimenti nel 92% dei casi.  L'analisi della DGSante suggerisce politiche di sostegno ai Paesi in via di sviluppo. Antibiotici come promotori di crescita: una scelta dei Paesi più ricchi.
Le resistenze antimicrobiche (AMR) e le azioni di contrasto sono il risultato di "interazioni complesse" tra fattori socio-economici e fra diversi modelli di utilizzo degli antimicrobici. Il quadro globale che emerge dalla relazione della DgSante, la Direzione generale della salute della Commissione Europea, mostra una fetta molto ampia del Pianeta, in cui le strategie per affrontare le resistenze sono ferme all'anno zero. 

Al di fuori dell'Unione Europea, il 58% dei Paesi a basso reddito, non ha ancora messo in pratica nessuna strategia AMR e nel  92% di questi Paesi  si registra una totale assenza di programmi di monitoraggio nel settore degli animali e degli alimenti, in quanto considerati settori meno importanti della salute delle persone.

Ma non è sempre e solo una questione economica. Infatti, un numero significativo di Paesi  (40 Paesi non EU rispondenti al sondaggio della DgSante) consente ancora l'uso di promotori della crescita antimicrobica negli animali, una questione sulla quale sono stati accesi i riflettori di OMS, OIE, FAO e, naturalmente, della UE, dove sono vietati.

A livello globale, l'uso di antimicrobici come promotori della crescita è ancora ammesso nel 46% dei Paesi a basso reddito e nel 58% dei Paesi non EU appartenenti alla fascia di reddito medio-alto e alto. Questo dato suggerisce- osserva la relazione- che la scelta di utilizzare gli antimicrobici a questo scopo non è in relazione al grado di sviluppo economico.
Nei Paesi non EU appartenenti al gruppo di reddito medio alto e alto,  il rapporto fra i livelli di AMR e dei promotori della crescita  è inversamente proporzionale: allo sviluppo dei primi corrisponde una maggiore propensione a consentire l'uso dei secondi per scopi non terapeutici negli animali da produzione alimentare.

Il requisito obbligatorio della prescrizione per l'uso di antimicorbici negli animali varia da Paese a Paese ed è meno diffuso nei Paesi a basso e medio reddito. Su 29 Paesi che si sono pronunciati sulla questione, 10 hanno risposto alla DgSante che non stanno pensando di introdurre la prescrizione obbligatoria.

Se da un lato, la comunità mondiale è concorde nel considerare "devastanti" le conseguenze di un AMR privo di strategie di controllo, dall'altro è consapevole dell'impegno di spesa richiesto. Solo nell'Unione Europea, lo European One Health Action Plan against AMR stima in 1,5 miliardi/anno i costi delle cure sanitarie e delle perdite di produttività.

La relazione della DgSante conclude con una chiamata alla corresponsabilità globale: più cooperazione, accordi bilaterali e più Europa nello scenario globale.








Non-EU countries' National Policies and Measures on Antimicrobial Resistance