Il sesto senso che salva cani e gatti
In catastrofi come quella accaduta in Abruzzo, il primo pensiero va alle persone, ai bambini, agli anziani, a chi è rimasto senza casa e, il secondo, al patrimonio architettonico. Opere apparentemente incorruttibili, costruite nei secoli dall'uomo, sono distrutte in pochi secondi, ricordandoci ancora una volta quanto effimero sia il nostro operato davanti all'opera della natura. Ma ci sono altri ospiti di questo pianeta, alcuni liberi e alcuni tenuti in ostaggio, che devono, a loro volta, confrontarsi con le catastrofi sismiche.
Sono gli animali che attirano l'attenzione in un secondo tempo, soprattutto per l'eventualità che le loro carcasse possano scatenare epidemie. Eppure il pensiero per il proprio cane o gatto, oggi che la sensibilità umana verso di loro è profondamente mutata, non può e non deve essere tacciata di debolezza. Appartengono alla famiglia, quindi del tutto lecito pensare a loro, anche in questi frangenti. La catastrofe provocata in Louisiana e Mississippi dall'uragano Katrina ha causato la morte di un numero ancora ignoto d'animali, selvatici e domestici. C'è un racconto, su un tabloid americano, che colpisce chi ha un minimo di sensibilità. Una famiglia stava abbandonando la propria casa, ormai invasa dall'acqua. La lancia di salvataggio era strapiena e non c'era posto per il cane. Lo hanno portato al secondo piano e gli hanno lasciato tutto il cibo e l'acqua che potevano.
Quando, dopo giorni, sono tornati all'abitazione il primo pensiero è stato per il cane che li aspettava scodinzolando tra le ciotole vuote. Durante gli eventi sismici catastrofici, gli animali più fortunati sono i selvatici, quelli che, liberi nei boschi, nell'acqua e nell'aria subiscono danni marginali, anche durante i terremoti più devastanti. Nella tragedia e nella devastazione provocata dall'ormai famoso tsunami che colpì lo Shri Lanka, c'è una curiosità che ha attratto l'interesse dei ricercatori. Il racconto di alcuni guardia-parco e l'osservazione delle persone impegnate nell'aiuto delle popolazioni indigene e dei turisti, ha escluso danni alla fauna selvatica. «Vediamo elefanti, antilopi e grossi felini, all'interno del parco», raccontavano i rangers, «ma non vediamo alcuna carcassa. Evidentemente gli animali hanno sentito il terremoto prima dell'uomo e si sono messi in salvo ritirandosi sulle colline». Durante gli eventi sismici gli animali più sfortunati invece sono quelli ostaggio dell'uomo: vacche e vitelli legati alla catena, cavalli chiusi nei box, uccelli in gabbia, cani e gatti bloccati all'interno di monolocali. Ma quanto c'è di vero nella loro possibile premonizione dell'evento sismico? Nel 373 a.C. gli storici scrivono che topi, serpenti e donnole abbandonarono in massa l'antica città greca di Alicia, proprio pochi giorni prima che un terremoto la colpisse. Innumerevoli poi gli aneddoti dei proprietari di animali: il rumore delle catene cui sono legate le vacche nella notte, i pesci che nuotano impazziti, i cani che ululano e vogliono uscire senza motivo. È probabile che gli animali, grazie ad organi di senso più affinati dei nostri, "sentano" prima di noi l'evento naturale che avanza. Possibile, ma non ancora certo.
I giapponesi, che con i terremoti convivono, sono sicuri che certi uccelli, tra cui i colombi, avvertano le ondulazioni del terreno cambiando comportamento, così come il pesce gatto è sensibilissimo alle correnti elettriche e i cani all'odore dei gas che si sprigionano dal suolo tra le microfratture. Più scettici gli americani che, pur ammettendo cambi di comportamento negli animali, negano la scientificità del dato, mentre i cinesi sono rimasti impressionati dall'episodio di Heicheng quando, sulla base dello strano comportamento di diversi animali, fu dato ordine di evacuazione della città. Dopo pochi giorni un terremoto di magnitudo 7.3 (Richter) sconvolse la cittadina. Se vedessi il cane ululare e cercare di uscire d'improvviso una notte, un giro fuori a fumare una sigaretta lo farei volentieri.
OSCAR GRAZIOLI
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