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La colletta dei veterinari

12-11-2008 14:19

Dal viva voce le parole si percepiscono a fatica, e non per la distanza che separa un piccolo villaggio in Ucraina dall'Italia. Leonid parla lentamente. Si intuisce che cerca le parole e dal microfono del telefono si ode quasi un ansimare. Guardo Stella, che lo è di nome e di fatto non avendo mai voluto un cent per la sua opera di interprete e le chiedo: «Sta male?». «No», mi sussurra, «è solo commosso e fa fatica a scegliere le parole giuste».

Rapido flashback. Torniamo indietro di un anno. Una sera, mentre ceno, faccio un po' di zapping con il telecomando. In coda a un tg, attira la mia attenzione la fotografia di un uomo giovane e altissimo, ritratto assieme alla mamma. Arrivo tardi per capire il nome e la località dove vive, ma riesco a sentire che si tratta dell'uomo più alto del mondo e che è un veterinario. Il giorno dopo, una breve ricerca mi conduce a un nome e cognome: si chiama Leonid Stadnik e vive in un povero villaggio dell'Ucraina. Dalle scarne notizie che trovo su Internet, in varie lingue, apprendo che è affetto da una rara forma di acromegalia, malattia che lo ha portato, a soli 36 anni, all'altezza di 2,54 metri. Fino a 14 anni Leonid era un ragazzo normale ma, dopo un intervento chirurgico al cervello, ha subito un danno che gli ha provocato questa rara forma di gigantismo. Stadnik è cresciuto a dismisura e, quel che è peggio, continua ad aumentare in altezza, circa un centimetro ogni anno.

Altro flashback. Otto anni fa, una ventina di veterinari che si sono "conosciuti" su un forum telematico decidono di incontrarsi. La riunione avviene in un ristorante di Piacenza, nel giorno in cui un'alluvione colpisce buona parte del nord Italia. Per una di quelle rare occasioni che capitano alle persone, il gruppo è pervaso da un affiato quasi magico. C'è sintonia, c'è feeling, c'è la voglia di non chiudere lì, con un pranzo. Nasce l'idea di un gruppo che, oltre a divertirsi, si renda utile nei confronti di colleghi in difficoltà. Nasce AVEMUS, l'Associazione Veterinari per il Mutuo Soccorso (www.avemus.it), il cui primo intervento riguarda proprio un collega aostano che, a causa dell'alluvione, ha perso il proprio ambulatorio.

Torniamo all'anno scorso. Avemus decide di chiedere con discrezione, a Leonid, se desidera essere aiutato e quali sono le sue esigenze più pressanti. Sappiamo, dalle pochissime dichiarazioni trovate sulla stampa ucraina, che non lavora più, perché nessun mezzo di locomozione lo può supportare. Ha fatto le ultime visite su un carro agricolo trainato da un cavallo. «La mia altezza è una punizione e la mia vita non ha più alcun senso», dichiara a un giornale. Non gli interessa se è finito sul Guinness dei primati, anzi evita in tutti i modi di cadere nella gogna mediatica che ne farebbe volentieri un fenomeno da baraccone. Per questo è difficilissimo stabilire il primo rapporto con lui. Dopo molti mesi mi scriverà: «Oscar, non posso dimenticare gli sguardi della gente quando ho preso il pullman l'ultima volta e ho dovuto viaggiare steso sulla corsia di fianco ai sedili. Molti ridevano, tutti facevano finta di guardare altrove». Dopo settimane di tentativi riusciamo ad avere un primo contatto attraverso l'ambasciata ucraina a Roma. Si fa strada l'idea di una bicicletta su misura, ma in Ucraina l'inverno è lungo e le strade gelate non favoriscono l'uso di due ruote. Quello che fa per lui è un quad, ma deve essere a sua misura e costa una cifra.

Intanto i contatti progrediscono. Riusciamo a scriverci e a superare la sua comprensibile ritrosia di fronte a un gruppo di colleghi italiani che gli chiede le misure delle gambe e delle braccia perché vorrebbe regalargli un mezzo di locomozione adeguato. Uno scherzo di cattivo gusto? Gente che poi gli scaraventa in casa telecamere e flash?

Nel frattempo parte l'appello ai veterinari italiani. Abbiamo bisogno di fondi per acquistare il mezzo, da soli non ce la facciamo. Per fortuna si attivano anche la Goes Europa e Italia che danno il via a Michele De Cecco (Italia Quad di Udine) per un generoso sconto. Alla fine raggiungiamo la cifra. Con Leonid ci si sente ormai regolarmente e, per quanto ancora titubante, comincia a intuire che qualcuno lo vuole aiutare senza chiedere nulla in cambio.

Vi risparmio l'odissea dei documenti, del trasporto, delle regole ucraine sui regali. Quello che importa è che, pochi giorni fa, nel cortile di Leonid è arrivato un camion che gli ha scaricato un gigantesco quad a due posti con il quale sta già familiarizzando nel suo orto. Quello che importa è quanto ci ha detto ieri al telefono ansimando per la commozione. «Prego il Signore che vi doni tanta salute e mia mamma Galina vi aspetta nella nostra casa, anche se siamo poveri». Do svidania (arrivederci), Leonid. A presto.

OSCAR GRAZIOLI

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